Un presidio dei militanti trevigiani davanti all’hotel di Mogliano Veneto in cui si terrà il raduno nazionale della Lega sabato 4 e domenica 5 luglio. È la proposta lanciata l’altra sera al termine della riunione fra i segretari di sezione e i maggiorenti del partito in provincia di Treviso, che ha visto un sostanziale apprezzamento per la posizione di Luca Zaia nel confronto interno sulle rivendicazioni del Nord. Temi di cui dovrebbe tornare ad occuparsi il consiglio federale di mercoledì, annunciato ma non ancora formalmente convocato dal segretario Matteo Salvini, ma che intanto tiene acceso il dibattito pubblico.

SALA GREMITA I partecipanti all’incontro di giovedì al K3, sede della segreteria provinciale guidata da Dimitri Coin, raccontano di una sala gremita, con un centinaio di presenti anche in piedi. All’ordine del giorno c’era l’analisi dei risultati registrati alle elezioni amministrative, ma inevitabilmente la discussione è virata anche sulla situazione del partito, alla luce dello scontro emerso nel vertice di mercoledì a Roma. Pure nella base trevigiana non mancano le sfumature su tempi e modi, ma pare di capire che sia stata espressa una certa coesione rispetto alla linea di Zaia. Bepi Fantuz, storico segretario della Sinistra Piave, promotore della famosa “castagnata di Gaiarine” che dal referendum sull’autonomia si tiene ogni anno il 22 ottobre ed è considerata uno dei principali eventi leghisti del Nordest, ha riferito ieri di aver lanciato l’idea del sit-in a Mogliano: «L’ho fatto chiaramente per rispetto dei militanti trevigiani, che spesso vengono messi all’angolo, anche quando questa è la provincia con il 41% dei voti alle Regionali, superando tutte le altre. La Lega senza il Veneto non esisterebbe e il Veneto senza Treviso sarebbe una sedia senza gambe». CDU-CSU Però non sono poche le resistenze nazionali a una ristrutturazione del partito in senso federalista, così come auspicata da Zaia e dai governatori del Nord. Ha detto il vicesegretario Claudio Durigon a “Start” su Sky Tg24: «Credo che Luca Zaia sia una grande persona che può dare risposte forti. È una persona dalla bella immagine, che ha fatto un grande risultato portando a casa duecentomila preferenze come candidato consigliere regionale». Ma quale sarà il punto di caduta? «Credo che oggettivamente Salvini troverà la miglior strada per tutti», ha dichiarato Durigon, tornando su Zaia: «Luca ha detto anche una cosa importante e cioè che la Lega è unica ed è bello rimarcare anche questo. Faccio il vicesegretario della Lega e come delega Salvini mi ha detto di coordinare le politiche del Centro-Sud, dal Lazio in giù. Oggettivamente se poi questo si chiama modello Cdu, per me non è un problema. Penso che il segretario ti dia dei compiti, e come vice cerchi di portarli avanti nel migliore dei modi possibili e se lo faccio male è giusto che mi rimuova. Così penso bisogni ragionare in un partito. Che si chiami Cdu, Csu, per me va bene tutto. Alla gente interessa poco la definizione, interessa capire le azioni e il programma». La deputata leghista Simonetta Matone, ospite di “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1, ha invece confidato di non gradire il modello tedesco: «Assolutamente no, a me personalmente non piace. A conti fatti se uno guarda i voti il 40% li ha portati il Nord e il 36% il Sud, è una finta contrapposizione. Andarmene se ci fossero “due Leghe”? No, no, aspettiamo mercoledì, vediamo cosa esce dal consiglio federale». VANNACCIANI Fra gli osservatori più attenti ci sarà pure Giorgia Meloni, che secondo indiscrezioni avrebbe ripreso con maggiore frequenza i contatti sia con Zaia che con Massimiliano Fedriga, per monitorare le evoluzioni anche rispetto alla concorrenza di Futuro Nazionale. Il timore della premier è che l’indebolimento leghista e la pressione vannacciana possano complicare il quadro politico, soprattutto in previsione delle elezioni programmate per il 2027. Da questo punto di vista, poter contare su Zaia o Fedriga (se non addirittura su entrambi) in un ruolo di vertice all’interno della Lega, potrebbe tornare utile a Palazzo Chigi e in particolare alla leader di Fratelli d’Italia per mantenere il controllo della coalizione. Nel frattempo la campagna acquisti di Roberto Vannacci continua in Veneto, senza troppi confini di provincia o di partito, dalla Valpolicella al litorale. L’ultimo ingaggio annunciato è quello di Roberto Pellegrini, ex socialista e, nell’ordine, già sindaco di Chioggia, vicepresidente dell’A4, presidente dell’Ater di Venezia e del Corecom del Veneto, nonché Difensore civico della Regione. «Un valore aggiunto per il nostro movimento», l’ha definito il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, responsabile triveneto per gli enti locali del partito. Fn starebbe tentando anche il trevigiano Marco Dalla Pietra, sindaco di Spresiano, che ieri ha annunciato il suo addio a Fratelli d’Italia.