MOGLIANO (TREVISO) - In provincia di Treviso, com’era stato ventilato evocando la suggestione della terra dell’ex Doge. Ma vicino a Venezia, e al suo aeroporto di Tessera, in modo che sia facilmente raggiungibile un po’ da tutta Italia. Si terrà a Mogliano Veneto il raduno della Lega, annunciato per sabato 4 e domenica 5 luglio. L’indiscrezione è trapelata all’indomani del consiglio federale ad alta tensione, questa volta a detta anche dei partecipanti.

«Lo definirei “frizzantino”», ha sorriso nelle scorse ore Attilio Fontana, presidente della Lombardia, dopo che mercoledì si era alzato e se n’era andato dalla sede del gruppo alla Camera, al culmine delle accuse e delle controaccuse fra Nord e Sud, governatori e parlamentari, sostenitori della ristrutturazione del partito in chiave federale e teorici del mantenimento del corso di partito nazionale. Dopo le voci sullo spostamento di data (dal 19 e 20 giugno) e di sede (dal Padovano), la macchina organizzativa dell’evento si è messa in moto. Un dato che alimenta le aspettative della base, non ultima proprio quella trevigiana particolarmente vicina a Luca Zaia, in quella Marca che ieri sera ha visto riunirsi segretari di sezione, consiglieri regionali e parlamentari di zona nello storico quartier generale al K3, per fare il punto della situazione dopo le elezioni amministrative. IL FERMENTO L’incontro era stato programmato per una verifica sull’esito del turno di ballottaggio, che peraltro nel Trevigiano si è concluso con la sconfitta del centrodestra a Castelfranco Veneto, per tre lustri fortino leghista. Inevitabilmente però il confronto è caduto in un momento oltremodo delicato per il partito, vista anche la campagna acquisti condotta da Roberto Vannacci anche in questa provincia. Al momento l’unico veneto, fra gli otto parlamentari passati con Futuro Nazionale alla Camera, è il deputato Gianangelo Bof, il sindaco di Tarzo che proprio al K3 era di casa anche come ex commissario provinciale. In vista del dibattito interno, il termometro nel pomeriggio segnava una temperatura piuttosto alta. «La corda è tirata del tutto», è l’immagine tratteggiata da un partecipante, come altri preoccupato per la piega presa dalla vicenda. «Quando abbiamo saputo di questo raduno a Treviso – ci ha spiegato – abbiamo sperato che potesse essere un mini-congresso in cui si discute per affrontare i problemi e parlare dei programmi. Invece poi abbiamo capito che sarà un’iniziativa ristretta, forse solo ai parlamentari, neanche ai regionali. Avremmo preferito un’occasione aperta, per capire se ci sono spiragli per un’inversione di tendenza. I governatori del Nord hanno presentato una richiesta chiara e noi siamo schierati con loro». Per chi sta a contatto con i militanti trevigiani, l’ipotesi di Zaia vicesegretario «non è un’idea buttata là», ma la necessità «di dargli carta bianca per tenere alta la questione settentrionale», di fronte a un’urgenza: «Quando c’è un’emorragia in corso, bisogna tamponarla al più presto, non perdere tempo. Ma i nostri vertici li vedono i numeri dei sondaggi e dei voti? Abbiamo un campione in squadra, non possiamo continuare a tenerlo in panchina». La discussione è aperta: c’è chi fa notare che è stato Zaia, nel corso degli anni, a preferire i ruoli amministrativi agli incarichi di partito. Al che però c’è chi replica: «Allora non eravamo messi così male come adesso, qua non è solo un problema di segretario, ma proprio di linea politica. Attorno a Luca c’è tutto lo zoccolo duro della Lega, nessun altro in Veneto ha mai preso 203.000 preferenze. Sinceramente pensavamo che al federale sarebbe andata un po’ meglio, che lo avrebbero incaricato di andare avanti con il progetto della Lega per il Nord. Aspetteremo quest’altro direttivo della settimana prossima, ma se lui non ci sarà, immaginiamo già che non sarà risolutivo neanche quello. Quindi ci auguriamo che Matteo Salvini arrivi al 4 e 5 luglio con la proposta giusta». LA BATTUTA Ha osservato al riguardo Fontana: «Stiamo ancora tutti lavorando a delle soluzioni. Ne riparleremo quando avremo trovato, o non avremo trovato, un accordo». Intanto nelle chat leghiste in Veneto, circola una battuta caustica. «Cambia ancora il nome del partito: ora diventa "Lega Salvini Ministro degli Interni" (LSMdI)», scrivono e inoltrano i critici del pettegolezzo secondo cui la strategia del rilancio passerebbe per il ritorno del vicepremier al Viminale.