La gestione attiva è in profonda trasformazione.

Per anni il successo di un gestore è stato misurato quasi esclusivamente dalla capacità di battere un indice, mentre oggi si sta spostando verso un approccio più articolato: secondo Samantha Ricciardi, Head of EMEA di Fidelity International, «investire attivamente significa individuare le strategie non solo per generare alfa, cioè l"extra-rendimento rispetto al benchmark, ma soprattutto assegnare a ciascuna un ruolo preciso nel portafoglio.

Infatti, gli investitori professionali cercano fonti di rendimento mirate, ripetibili e coerenti con i propri obiettivi e modelli di governance». «Quindi», osserva Ricciardi, «non si tratta più solo di chiedersi da dove arrivi l"alfa, ma di capire come ottenerlo in modo efficiente integrandolo all"interno di strutture più ampie».

Questa evoluzione si riflette anche nell"abbandono di una logica costruita attorno alle sole asset class tradizionali, a favore di un approccio guidato dagli obiettivi: reddito, nonché protezione nelle fasi di mercato difficili, pianificazione di lungo periodo e gestione delle passività diventano fattori centrali nella costruzione del portafoglio. «La domanda corretta non è se una strategia abbia generato rendimenti assoluti elevati, ma se il rischio assunto sia coerente con gli obiettivi del portafoglio», puntualizza la responsabile EMEA di Fidelity International.I sottoscrittori cercano poi maggiore granularità e prodotti in grado di adattarsi a esigenze sempre più specifiche: in questo contesto si inserisce la rapida espansione degli Etf attivi, che oggi intercettano oltre un terzo della domanda complessiva.