VENEZIA - Dopo tre mesi, non è ancora finita la disputa tra la Commissione europea e la Biennale di Venezia, anzi tutt’altro. Questa settimana da Bruxelles è partita una terza lettera indirizzata a Ca’ Giustinian, per chiedere ulteriori chiarimenti sulla partecipazione della Russia all’Esposizione Internazionale d’Arte. In ballo c’è sempre il taglio del contributo di 2 milioni per i progetti di Biennale College Cinema e di Venice Production Bridge, su cui evidentemente non è terminata l’istruttoria, che infatti continua proprio nei giorni in cui la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni, suscitando apprezzamento in Ucraina anche con espliciti riferimenti all’evento lagunare.
LE QUESTIONI Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa, dopo aver interpellato fonti Ue, la missiva dell’esecutivo europeo torna a sollevare le questioni già evidenziate nelle due precedenti comunicazioni e sollecita risposte più dettagliate sui punti rimasti aperti. Ora la Fondazione avrà altri 30 giorni di tempo per fornire le delucidazioni richieste. Il caso era stato posto lo scorso 10 marzo attraverso una nota di Henna Virkkunen e Glenn Micallef, rispettivamente vicepresidente della Commissione e commissario alla Cultura: «Se la Biennale dovesse andare avanti con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, esamineremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell'Ue in corso alla Fondazione Biennale». Il 10 aprile era stata spedita la prima lettera formale.Virkkunen, a ridosso dell’inaugurazione del 9 maggio e della seconda missiva trasmessa in quel frangente, aveva circostanziato le contestazioni. Ribadendo che l'Unione europea «condannava fermamente» la presenza degli artisti russi, all’interno del padiglione pur di proprietà del Cremlino, la vicepresidente aveva avvertito che l’istituzione comunitaria non avrebbe esitato «a sospendere o revocare» il finanziamento da 2 milioni destinato alle iniziative del cinema per il periodo 2025-2028, ricordando che si trattava appunto di fondi provenienti dai contribuenti europei. Più in particolare, era stata ipotizzata la possibile violazione dell'articolo 5n del regolamento, cioè «la fornitura di determinati servizi» al Governo russo, nonché dell’articolo 5t, in base al quale «è vietato accettare donazioni, benefici economici o sostegno, compresi finanziamenti e assistenza finanziaria, direttamente o indirettamente» provenienti dalle autorità di Mosca.In un comunicato, la Biennale aveva garantito la volontà di esprimere «nei tempi e termini dovuti le proprie controdeduzioni alla seconda lettera ricevuta dall'European education and culture executive agency (Eacea)». L’ente aveva confermato «di avere verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali e su ciò ha fornito informazioni anche agli ispettori inviati dall'Autorità vigilante del ministero della Cultura». E con parole ritenute tuttora attuali, Ca’ Giustinian aveva specificato di non avere «nessuna autorità per introdurre altre sanzioni», come già «rappresentato compiutamente a tutti i soggetti titolari di potere di intervento», in aggiunta a quelle imposte dall’Unione europea. IL PACCHETTO A proposito di queste ultime, il ventunesimo pacchetto illustrato nei giorni scorsi dalla presidente von der Leyen dovrebbe contenere anche il divieto di visto per i soldati russi, sia in servizio che in congedo. Nel complesso, il numero di permessi rilasciati dai Paesi europei è in graduale aumento, dopo il crollo registrato subito dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022. Il sito Euractiv ha riportato che, secondo dati riservati, le autorizzazioni all’ingresso sono passate fra 2023 e 2025 da 462.000 a 632.000, di cui tre quarti assorbiti da Francia, Italia e Spagna. Annotazione del quotidiano ucraino The Kyiv Independent: «La concessione di nuovi visti coincide anche con la più ampia ripresa della Russia in vari eventi sportivi e culturali, tra cui, tristemente nota, la Biennale d'Arte di Venezia».







