Un’esecuzione sulle colline livornesi e un’indagine che porta almeno fino alla Germania. A pochi giorni dall’omicidio di Yilmaz Tas, trentenne curdo di nazionalità turca ucciso nella notte dell’8 giugno al Castellaccio, in provincia di Livorno, l’inchiesta coordinata dalla Procura di Livorno e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze si sta trasformando in un caso dalle possibili ramificazioni internazionali.
Secondo i primi accertamenti medico-legali, Tas sarebbe stato prima colpito da un proiettile al gluteo destro, che ha attraversato il corpo fino a fermarsi nella testa del femore sinistro, per poi essere raggiunto da un secondo colpo alla testa, rivelatosi mortale. L’autopsia ha evidenziato che il colpo alla testa sarebbe stato sparato da distanza ravvicinata, probabilmente da circa un metro, ma non a contatto diretto. Sul corpo non sarebbero emersi segni compatibili con una colluttazione precedente. Una dinamica che, secondo gli investigatori, richiama le modalità tipiche di un’esecuzione premeditata: prima l’immobilizzazione della vittima, poi il colpo finale. Originario di Ergani, nella Turchia orientale, Yilmaz Tas aveva presentato nei mesi scorsi domanda di protezione internazionale in Italia, sostenendo di essere perseguitato politicamente in Turchia.











