Mariette Copiel è la protagonista di Due donne e un giardino di Anne Guglielmetti, pubblicato da Edizioni In transito (pp. 128, euro 16) nella traduzione di Luca Sanfilippo. È una donna anziana, Mariette, che ha lavorato per tutta la vita come domestica, e viene descritta come abituata all’invisibilità e alla rinuncia. Invece di restare ai margini della letteratura la sua una vita ordinaria, fatta di gesti minimi e del silenzio delle cose, vi entra appieno grazie alla scrittura sobria, puntuale, attenta alla concretezza dei dettagli e capace di trasformare il troppo modesto in materia narrativa.

Un’eredità inattesa – una piccola casa in un villaggio della Normandia – rompe l’immobilità dell’esistenza di Mariette e la spinge a lasciare Parigi per confrontarsi con un luogo estraneo.

La casa di La Gonfrière, inizialmente percepita come estranea e quasi ostile, diventa progressivamente un luogo di prova. Attraverso gesti concreti e quotidiani – pulire, riordinare, accendere il fuoco, recuperare oggetti – Mariette costruisce un rapporto nuovo con uno spazio sconosciuto e, insieme, con la parte sconosciuta di sé stessa. In questo processo il giardino si trasforma anch’esso, passando dall’abbandono al rigoglio, diventando un luogo di osservazione e relazione con il vivente. Contribuisce, il giardino, a una lenta ma decisiva ricomposizione interiore.