«Nalini Malani – Of Woman Born non è un’invocazione sentimentale, ma una richiesta politica, una richiesta di riconoscere Janani, la madre generatrice. Lei non è solo una figura da venerare in astratto, ma colei il cui lavoro, la cui sofferenza, resistenza e premonizione devono essere messe in primo piano, al centro e onorate», afferma Roobina Karode, direttrice artistica del KNMA-Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi che ha commissionato a Nalini Malani (Karachi, Pakistan 1946, vive e lavora a Mumbai), il site-specific Of Woman Born ai Magazzini del Sale di Venezia, evento collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (fino al 22 novembre). Nel flusso continuo di immagini digitali immerse nel paesaggio sonoro, l’imponente animation chamber indirizza la riflessione sulle criticità della storia contemporanea tra conflitti, violenze e ingiustizie radicate nel patriarcato. Partendo dal mito greco di Oreste, che uccise sua madre Clitennestra e il suo amante Egisto per vendicare l’uccisione del padre Agamennone e che, benché fosse perseguitato dalle Erinni per il matricidio, fu salvato dalla punizione da Atena.

In «Of Woman Born» il concetto espresso dal termine «Janani», che in sanscrito significa madre/origine della vita, viene declinato tra archetipi orientali e mitologia greca?