Ordine pubblico, controllo del territorio, attenzione a chi chiede aiuto, dedizione alle grandi e piccole sfide quotidiane. Queste le parole chiave della cerimonia del giuramento degli allievi del 113esimo e 114esimo corso di formazione per commissari della polizia di Stato oggi nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma. «La nostra non è una semplice professione, ma una scelta di vita. Una scelta di dedizione, di oneri ed altresì una scelta di sacrifici,soprattutto per i familiari che ci sono accanto», ha esordito il capo della polizia Vittorio Pisani. Prima un pensiero ai genitori degli allievi: «Siate fieri della decisione che i vostri figli hanno preso». Poi un discorso che ripercorre i punti centrali della professione. «Il giuramento non è soltanto una cerimonia solenne, bensì una decisione di fedeltà alle leggi ed ai valori della nostra Repubblica». Essere commissari di polizia coinvolge l’aspetto professionale e non solo. «I nostri uffici - sottolinea Pisani - non sono semplici e freddi immobili: sono luoghi dove il diritto e la legalità trovano la loro affermazione, dove i privati dissidi trovano una ricomposizione, dove la persona vittima di un reato ritrova la sua dignità, dove la legge trova il suo primato sulla forza della criminalità. E sarete voi, in quell’ufficio, a rappresentare fisicamente e professionalmente la polizia di Stato nella sua relazione con il cittadino» in un delicato equilibrio tra scelte, responsabilità, attenzione e umanità.Il capo della Polizia, che insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha consegnato la sciarpa tricolore agli allievi, si è soffermato a lungo sul «comportamento e le azioni» da tenere dentro e fuori gli uffici. In particolare in «un momento storico in cui le democrazie, nello scenario mondiale, sembrano traballare e appaiono insidiate da regimi autoritari».