Duecentosettantacinque. Non è mai successo. Nessun corso per funzionari della Polizia di Stato aveva mai formato un numero così alto di commissari in una sola tornata. Dopo il giuramento di questa mattina, da domani prenderanno servizio nelle questure di tutta Italia, dalle province del Sud alle città del Nord, portando con sé dodici mesi di formazione intensiva, un master di secondo livello e - dicono loro stessi - la consapevolezza di aver scelto non un lavoro, ma una vita.
Il traguardo coincide con un anno simbolico: il centenario della Scuola Superiore di Polizia, fondata nel 1925 e da allora laboratorio permanente per la classe dirigente degli apparati di sicurezza. Un secolo in cui l’istituzione si è trasformata senza mai rinunciare al suo mandato originario: formare leader capaci di coniugare diritto, etica e prossimità al cittadino.
L’età media dei nuovi commissari è trent’anni. La maggioranza (il 56 per cento) viene dalla vita civile e si è trovata catapultata in un ambiente scandito da ritmi precisi, abitudini collettive, gerarchie visibili. «Il primo giorno alla Scuola è stato un giorno non facile», ha raccontato Gianmarco, uno dei neo-funzionari, ai microfoni di Rai Radio 1. Poi, corridoio dopo corridoio, porta dopo porta, è arrivata la comprensione. «Si comincia a prendere consapevolezza di quella scelta che sta diventando vita. Non matura tutta insieme: matura un po’ alla volta».









