La Nazionale di calcio maschile dell’Italia non si è qualificata per il Mondiale 2026 che, dal prossimo 11 giugno, si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada. Sconfitta ai rigori dalla Bosnia ed Erzegovina – appena 65a nel ranking FIFA – in una delle finali dei playoff europei, la selezione guidata dal commissario tecnico Gennaro Gattuso ha perso l’ultima possibilità residua di staccare il pass per il torneo iridato. Per quanto i titoli sul disastro azzurro si siano presi gli spazi più rilevanti su testate e notiziari di vario genere, si tratta di un fallimento che, a ben guardare, non dovrebbe nemmeno fare notizia: è, infatti, la terza volta consecutiva che accade a una federazione la cui formazione d’élite non partecipa alla Coppa del Mondo ormai dal 2014.L’Italia aveva infatti già saltato i Mondiali di Russia 2018 e Qatar 2022, venendo estromessa da ogni possibilità di qualificazione sempre ai playoff prima dalla Svezia, quindi dalla Macedonia del Nord. Tuttavia, se la mancata qualificazione di otto anni fa parve epocale (solo nel 1958, prima di allora, l’Italia non si era qualificata per il Mondiale) e quella del 2022 quasi una conseguenza di un livellamento verso il basso del sistema, doloroso ma equo contrappasso dopo il sorprendente e abbastanza casuale successo all’Europeo del 2021, quella maturata martedì 31 marzo a Zenica è stata – né più né meno – la conferma di come il calcio italiano stia, ormai da tempo, attraversando la propria fase storica più scadente, in termini sia strutturali sia politici.Il discorso non sarebbe probabilmente stato diverso se la Nazionale si fosse qualificata, anche se, in quel caso, sarebbe stato assai verosimile prevedere che, a livello federale e mediatico, si sarebbe nascosta la polvere sotto il tappeto del ritorno sul più rilevante palcoscenico internazionale. Il tappeto però, non c’è: restare fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, per la federazione, ha effetti economici non banali in termini di ricavi da sponsorizzazioni, appeal e credibilità, senza contare i mancati introiti relativi a premi di partecipazione (ed eventuali passaggi del turno) che non arriveranno e i probabili accordi al ribasso che sponsor e partner contratteranno in futuro, dal momento che la Nazionale maschile, oggi, non è esattamente un brand vincente. La Gazzetta dello Sport ha stimato in circa 30 milioni l’impatto economico della mancata partecipazione per la FIGC. Ecco: non partecipare a tre Mondiali di fila, per le casse federali, ha significato almeno un centinaio di milioni di mancati ricavi, contati per difetto. Nondimeno, ancora una volta, l’assenza dalla Coppa del Mondo non consentirà tutte le varie iniziative commerciali che venivano messe in piedi dai privati in occasione di quello che, al di là degli aspetti puramente sportivi, ha storicamente rappresentato l’occasione per un happening collettivo.Così, se la mancata qualificazione del 2018 portò alle dimissioni l’allora numero 1 della FIGC, Carlo Tavecchio, a quella attuale il suo successore, Gabriele Gravina, al termine della partita di Zenica, ha reagito affermando che, a differenza degli altri movimenti sportivi italiani che negli ultimi anni sono stati capaci di ottenere risultati formidabili con le loro Nazionali (dalla pallavolo all’hockey, passando per il baseball), al calcio vengono applicate norme che rendono più difficile, a suo dire, gestire uno sport professionistico, mentre gli altri sport dilettantistici certi lacci e lacciuoli – come per esempio, perché il non detto è quello, l’impossibilità di mettere un limite alla presenza di atleti stranieri nei nostri campionati, perché andrebbe contro le leggi europee sulla libera circolazione dei lavoratori – non li hanno. Più che un’attenuante, in realtà, si tratterebbe di un’aggravante: posto che il calcio è uno sport professionistico ovunque in Europa, quegli stessi lacci e lacciuoli li hanno, per dire, anche Spagna, Francia, Germania, Belgio o Portogallo, eppure al Mondiale ci vanno. E gli sport dilettantistici – de iure è così, de facto un po’ meno – non possono certo contare sulla potenza di fuoco economica che ha invece il calcio. La verità è che, dal 2018 in avanti, quando lo shock della mancata qualificazione fece inevitabilmente discutere, nel calcio italiano non c’è stata alcuna riforma strutturale, né a livello di base né a livello di élite, e questo è, semplicemente, il risultato di una politica federale utile più a far da sponda ai desiderata di alcuni grandi club e dell’UEFA che alle proprie necessità di sistema. E il punto, in questo caso, non è mai stata l’identità del commissario tecnico, ma proprio l’assenza di un’idea di futuro che prescindesse dall’identità di chi lo avrebbe governato.Il resto è un danno sociale che il movimento pagherà a caro prezzo nei prossimi anni. Un articolo di Adnkronos, poche ore dopo la disfatta sul campo, ha sottolineato come, per una generazione intera, il Mondiale non sia più un’esperienza comune. Ragazzi e bambini nati dopo il 2010 non possono avere memorie precise dell’ultima Coppa del Mondo disputata dall’Italia (in Brasile nel 2014, quando fu eliminata già nella fase a gironi) e, di fatto, non hanno mai vissuto quei momenti di aggregazione e condivisione emotiva che si accompagnano a ogni Mondiale. «Il tifo – ha scritto l’agenzia – non nasce dall’abitudine, ma dall’identificazione. Nasce da immagini precise, da momenti vissuti insieme, da emozioni che diventano linguaggio comune tra generazioni. Senza questo, il legame si indebolisce. I ragazzi continueranno a seguire il calcio, certo, ma in modo diverso: più distaccato, più globale, meno radicato. Ma la Nazionale rischia di diventare un concetto astratto, una presenza intermittente, qualcosa che non coincide più con i momenti che contano davvero. È una perdita sottile ma profonda». Ed è proprio così: la Nazionale di calcio, nelle giovani generazioni, quelle che dovrebbero consumare il calcio del futuro, non evoca quelle memorie sociali condivise che l’hanno resa un elemento di coesione.Immagine: I giocatori dell’Italia prima della partita di UEFA Nations League tra Italia e Germania, Stadio San Siro, Milano (20 marzo 2025). Crediti: ph.FAB / Shutterstock.com
La Nazionale fuori da Mondiali, le ricadute economiche e sociali - Treccani
La Nazionale fuori da Mondiali, le ricadute economiche e sociali di Lorenzo Longhi. Leggi l'articolo del Magazine di Treccani.it, il portale del sapere.










