Un funzionario dell’ufficio madrileño di Homeland Security Investigations, il braccio investigativo del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, consegna alla Brigata Anticorruzione della Polizia Nazionale spagnola il contenuto estratto dal telefono di Rodolfo Reyes Rojas, ex principale azionista della compagnia aerea Plus Ultra. Due mesi dopo, il 18 maggio, l’ex presidente del governo José Luis Rodríguez Zapatero viene formalmente imputato dall’Audiencia Nacional. Due mesi. Sessanta giorni tra la consegna del materiale americano e l’imputazione del primo ex premier socialista della storia democratica spagnola. È questo il dato che ha spaccato il dibattito pubblico in Spagna, non tanto su cosa contenesse quel telefono, ma su quando è arrivato e perché proprio adesso.

Il telefono di Reyes non era infatti una scoperta recente. Il 9 maggio 2021, l’imprenditore venezuelano viene fermato all’aeroporto di Miami. Non gli è consentito entrare negli Stati Uniti, viene deportato a Panama. In quelle ore, la polizia doganale americana clona il suo dispositivo. Dentro ci sono le conversazioni tra i dirigenti di Plus Ultra sul salvataggio pubblico da 53 milioni di euro, i messaggi che oggi costituiscono il cuore dell’accusa contro Zapatero. Tra questi, la frase attribuita a Reyes: “Sì fratello. Il nostro amico Zapatero dietro”. Quel materiale resta nei server americani per cinque anni. Poi, il 18 marzo 2026, arriva in Spagna.