NEW YORK – L'estate del 2025 doveva essere un momento di consolidamento per la seconda amministrazione Trump. Invece, secondo il New York Times, la questione dei dossier sul finanziere pedofilo Jeffrey Epstein si trasformò in una crisi politica in grado di spaccare il movimento Maga e mettere in allarme la Casa Bianca. Tutto è cominciato quando il dipartimento di Giustizia e l'Fbi avevano pubblicato un memorandum sostenendo che non esisteva alcuna "lista dei clienti" di Epstein, come invece annunciato mesi prima dall’allora procuratrice generale Pam Bondi. Inoltre il dipartimento aveva confermato l’ipotesi del suicidio per Epstein, una conclusione a cui l’ala complottista dei Maga non ha mai creduto, convinta che il finanziere fosse stato ucciso per non fare i nomi dei personaggi eccellenti legati al suo harem di ragazze minorenni.

Secondo i giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, autori del libro “Regime Change”, la Casa Bianca entrò in modalità crisi. Nella Situation Room, il bunker utilizzato per le situazioni di estrema emergenza, si susseguirono riunioni a cui parteciparono Trump, la capa del suo staff, Susie Wiles, Bondi, il suo vice, Todd Blanche, il direttore dell’Fbi Kash Patel, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, e il direttore della comunicazione Steven Cheung.