Dare all'idrogeno il posto che si merita come vettore 'pulito' di energia nel processo di decarbonizzazione della mobilità. È un obiettivo coerente con l'interesse della collettività - anche perché richiede infrastrutture più semplici rispetto alla elettrificazione - ma è anche un lavoro che richiede grandi sforzi e grandi investimenti. Se ne è parlato all'evento 'Powering Italy's green future: the role of Hydrogen and Fuel Cell Technology in Future Mobility' organizzato da Bmw Italia nella sua sede di San Donato Milanese, a cui hanno partecipato i due storici player nell'ambito dell'idrogeno - Bmw e Toyota - ma anche un nuovo stakeholder, impegnato con un importante programma a creare la base per la mobilità green con l'idrogeno, cioè la rete distributiva. Così accanto agli interventi di Marisa Retter che nella Casa madre lavora al product management del modello Bmw ix5 Hydrogen, di Jürgen Guldner general project manager hydrogen technology del Gruppo Bmw e di Andrea Saccone senior manager european & governmental affairs di Toyota Motor Europe, si è aggiunta la derivante relazione di Stefano Erba chief strategy officer di Fnm SpA.
Fnm è il gestore del trasporto pubblico partecipato da Regione Lombardia con il 57,57%, dal Gruppo FS con il 14,74% e da azionisti privati e istituzionali per il restante 27,69%. E che ora attraverso una strategia dedicata all'idrogeno mira a decarbonizzare completamente il trasporto pubblico locale in Lombardia, creando la prima filiera industriale ed economica dell'H2 pienamente integrata in Italia. Sostenuta in gran parte dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), la strategia si fonda su due pilastri principali del valore di svariati milioni di euro. Sono l'Hydrogen Valley che prevede la trasformazione della linea ferroviaria non elettrificata Brescia-Iseo-Edolo e, elemento più vicino ai temi sviluppati da Bmw e Toyota, la creazione di una adeguata rete di rifornimento stradale.











