Fughe in avanti e dissapori con i leader: l'Alto rappresentante verso il siluramento
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Il Financial Times torna a picconare la figura di Kaja Kallas e le competenze di Alto rappresentante Ue per la Politica estera. Stavolta sulle pagine rosa salmone della City riecheggiano i desiderata di Francia e Germania, pronte a smantellare il Servizio per l'azione esterna dell'Ue riducendone drasticamente il peso in favore delle cancellerie. Dopo aver diffuso a novembre il desiderio attribuito a Von der Leyen di svuotare il mandato della ex premier estone con la creazione di un organismo di 007 da piazzare sotto la presidenza della Commissione, un nuovo tassello fa tornare in auge la frase attribuita a Henry Kissinger: "Chi devo chiamare se voglio parlare con l'Europa?".Seppur smentita la paternità della battuta dall'ex segretario di Stato americano, il dilemma della rappresentanza all'estero dell'Ue riappare di fronte a ogni crisi di ordine globale: commerciale, energetica, fino a deflagrare davanti alla guerre in Ucraina e Medioriente. Palpabili da mesi a Bruxelles sono le rivalità tra Ursula e Kaja: dichiarazioni non sempre sovrapponibili e un attivismo di Kallas sovente non gradito. Ieri, per esempio, l'Alto rappresentante ha scritto: "Ho parlato con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Sono stata anche in contatto con il ministro degli Esteri del Kuwait. La ripresa degli attacchi è inaccettabile. La via diplomatica rimane la migliore via d'uscita". Kallas rivendica un ruolo che Ursula, Parigi e Berlino vorrebbero depotenziare; smembrando i suoi uffici con una riforma che potrebbe entrare nel negoziato sul bilancio pluriennale dell'Ue, nel quale molti Stati chiedono risparmi e sburocratizzazione.Per il ministro francese Barrot, l'Ue ha bisogno di un servizio diplomatico più forte, coordinato con gli Stati e rispettoso delle competenze. Spinta franco-tedesca per tagliare un ufficio giudicato "disfunzionale", per il FT. Con conseguente intenzione ipotetica perché ad oggi servirebbe l'unanimità dei 27 di eliminazione del Seae, e cioè l'intera struttura che assiste l'Alto rappresentante. E che dal 2011 gestisce relazioni diplomatiche con altri Paesi extra-Ue, con sedi all'estero e un bilancio di circa 1 miliardo di euro l'anno che potrebbe essere restituito alla Commissione e agli Stati membri. Insomma uno dei tentacoli europei che (relazionandosi anche con l'Onu e altre potenze) fa concorrenza al volto "politico" del "governo" dei 27, la presidenza. E spesso alle cancellerie.










