Tre specchi dello stesso vizietto italiano
Stefano Giordano
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“Tutti festeggiano che Cipriani e Minetti cerchino di far chiudere il Fatto Quotidiano.” Così Marco Travaglio, il 9 giugno scorso, su diMartedì. La stessa sera in cui i brogliacci di Tommaso Miele — ex presidente aggiunto della Corte dei conti, indagato per corruzione sul Ponte sullo Stretto — circolavano integrali sui giornali. “Avrò avuto una decina di incarichi ma grossi… uno più grosso dell’altro”, diceva intercettato.
Eppure nessuno ha protestato: l’articolo 114 del codice di procedura penale vieta la pubblicazione degli atti coperti da segreto istruttorio — compresi i brogliacci delle intercettazioni — ma la norma esiste solo sulla carta quando la notizia è ghiotta e l’indagato non piace. Il garantismo, in Italia, si ricorda di sé stesso quando il protagonista della storia siamo noi.














