«Giungemmo dove si ritrova il mare, con spiagge solitarie, onde turchine. Dai due arsenali, da tante officine, da Trieste che amiamo attraversare...». I versi di Umberto Saba (1883-1957), tratti dalla poesia Più soli (nella raccolta Trieste e una donna, 1910-1912), raccontano di una passeggiata al mare con la moglie Lina. La cosa più normale per i triestini: i quali, appena possono, vanno a camminare sul lungomare, spingendosi verso gli angoli più suggestivi, meno battuti dai turisti, quelli più poetici di Saba.

E dai belvederi della Costiera ci si incanta per lo spettacolo dei tramonti, che qui si tingono di sfumature pirotecniche: arancio, rosso, oro. Il cielo e il suo riflesso nell’acqua e sulle falesie bianche: una celebrazione di quell’ora sospesa tra il giorno e la notte. Atmosfere che l’architetto Egidio Panzera, dell’omonimo studio di architettura di Seregno, incaricato del restyling del Grand Hotel Duchi d’Aosta, ha voluto ricreare nella nuova Spa Damare dell’albergo. Per ricreare quell’attimo, l’architetto si è ispirato proprio alla poesia del poeta triestino.

Le rocce della costa, la citazione dell’orizzonte marino, i giochi di riflessi dell’Adriatico: «Indagati dall’artista Egon Schiele durante i suoi soggiorni triestini», sottolinea Panzera. I colori della macchia mediterranea riaffiorano nelle vetrate caramello, nei mosaici oro e verde cupo di Sicis, nei rivestimenti in legno (dei soffitti e della sauna), nelle diverse possibilità di scenario previste dal progetto di illuminazione.