Cosmopolita crocevia di lingue, religioni e culture. Città mitteleuropea che vive in simbiosi con il mare, fulcro dei commerci ma anche cortile di casa dove rilassarsi e trascorrere i weekend. Monumentale Vienna sull’Adriatico, tra architetture asburgiche e mix di umori e sapori italiani, tedeschi e balcanici. Una identità imperniata sul caffè: come bevanda, merce e luogo di incontro. Caffè che fa rima con letteratura, perché nei suoi locali storici s’incontravano Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce. Ricca di materia narrativa, luogo privilegiato per la scrittura: eterna frontiera ha ispirato e attratto autori da tutta Europa e ha il primato di produzione letteraria per abitante. Culla del mito asburgico “un punto di riferimento centrale della triestinità, una cifra essenziale del suo immaginario” scrive Claudio Magris per illustrare la diversità di Trieste, italiana ma ancorata alla nostalgia dell'Austria Felix e alla cultura ebraico-orientale che le ha dato sette scrittori. Singolarità illustrata al Lets, il museo della letteratura aperto un anno fa.

Trieste vista da Molo Venezia (foto Marco Moretti) Diversità frutto della storia. Passò agli Asburgo nel 1383. Si sviluppo dal 1719 con lo status di porto franco: arrivarono greci, ebrei, armeni. Inizio il grande commercio, basato anche sull’importazione di caffe. I greci dal 1730 gestirono compagnie di navigazione e assicurazioni Ras. Nella seconda metà del Settecento Maria Teresa d’Austria creò il borgo Teresiano con ampie strade per le carrozze. L’editto per la libertà religiosa del 1848 portò gli ebrei fuori del ghetto, concesse ai turchi un cimitero islamico e alle altre fedi cristiane luoghi di culto. Nel centro ci sono chiese ortodosse serbe, greche e rumene, e protestanti evangelica svizzera, valdese, anglicana, metodista: contro una sola cattolica. In una città di 200.000 abitanti vivono 40.000 sloveni bilingue, 11.000 serbi, 500 ebrei (erano 6000 prima della Shoah) e 300 greci eredi di mercanti e armatori.