Diciotto anni in coppia, libere: dalle dogane, dalle barriere. Dopo sessanta lunghi anni, dal 2007, grazie all’Area Schengen, Gorizia e Nova Gorica, Capitali Europee della Cultura 2025, sono un'entità urbana unica, niente tornelli, controlli, sbarre. Resta quel cerchio a terra con una linea e due parole che si guardano: Italia (di qua), Slovenia (di là). Restano i pezzi di muretto e i piccoli musei, come quello del Lasciapassare, a ricordare trucchi e sotterfugi per trasportare merci occidentali “proibite”, dalle sigarette ai detersivi. Su entrambi i versanti, tanta storia, tanta sapienza agricola e una gastronomia composita, che affonda le radici nel regno austro-ungarico, con molte altre influenze e con la storica ricchezza del territorio.
È un piacere camminare calpestando confini e divisioni, mentre piazza Transalpina/t’rg Evrope (in sloveno), un tempo divisa a metà, si riempie di verde, panchine e turisti. Presto sarà completa la Super-Osmiza, locale per mangiare, bere e festeggiare: le osmize, diffuse nel Carso, erano anticamente osterie “pop up”, dove ai contadini si permetteva di vendere i prodotti solo per otto giorni l'anno. Intanto al Caffè Bordo, dentro la stazione, si continua a bere caffè e birre e giocare a biliardo, seduti a cavallo tra due Stati. E questa è la storia a lieto fine di un confine cancellato, che non era nato dall’ostilità tra i due popoli, ma dalla decisione dei signori di una guerra, stupida come tutte, che avevano tracciato una riga lasciando da una parte l’Italia e dall’altra la Jugoslavia (ora Slovenia), separando fratelli e amici, tagliando a metà case, famiglie, terreni, amori, pascoli, perfino cimiteri.








