Immaginate una piccola parabola bianca, qualcosa di simile a un piatto fissato su un tetto, un balcone o un cortile. Invece di usare cavi, aziende di telecomunicazioni o un operatore nazionale, si collega direttamente a un satellite. In molti paesi è solo un dispositivo per accedere a Internet. Nell’Iran di oggi, quello stesso piccolo oggetto può costare diverse migliaia di dollari, essere contrabbandato attraverso più confini, passare per diversi intermediari, collegare alcune famiglie o attività economiche alla rete globale, e poi comparire in un fascicolo di sicurezza come “strumento del nemico”.

Questo articolo parte dal momento in cui Internet ha smesso di essere un diritto pubblico ed è diventato una merce di contrabbando. Il grande blackout iniziato il 28 febbraio 2026, 9 Esfand 1404, dopo gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele, è durato più di ottanta giorni ed è diventato uno dei periodi più lunghi di disconnessione nazionale al mondo. Ora, mentre diverse notizie parlano del graduale ritorno dell’accesso a Internet in Iran, il problema non è risolto. Ciò che sta tornando non è la libertà di comunicazione. È un ritorno alla situazione precedente alla fine di dicembre 2025: un Internet filtrato, insicuro, classista, lento e fragile, sempre dipendente dalle decisioni degli apparati di sicurezza.