Si profila l’ennesima spaccatura tra l’industria automobilistica europea e le istituzioni comunitarie. A causarla sono i requisiti sul “made in Europe” proposti dalla Commissione Ue nell’Industrial Accelerator Act.
I costruttori, tramite Acea, hanno già bocciato il dispositivo, quantomeno nella sua forma iniziale, ma nelle ultime settimane stanno emergendo ulteriori perplessità. Dopo BMW e Toyota, che, pur condividendo gli obiettivi finali, hanno espresso non pochi dubbi, altre aziende hanno preso posizione. È il caso di Renault, Stellantis e Volkswagen.
I tre gruppi, responsabili del 60% della produzione automobilistica europea, hanno sottoscritto un impegno comune sul “made in Europe”, inviando un messaggio ai membri del Parlamento (anticipato questa mattina dal Financial Times): “sostengono con forza” i requisiti di localizzazione europea, ma chiedono “regole semplici e chiare” e forti incentivi per potenziare la produzione nell’Ue.
Nel messaggio i tre gruppi invitano per l’ennesima volta le istituzioni continentali ad adottare un approccio pragmatico. “L’industria automobilistica europea è pienamente impegnata a garantire un futuro solido alla produzione in Europa, ma ciò richiede un quadro realistico”, scrivono Renault, Stellantis e Volkswagen, lanciando la prima di tre richieste: il “made in Europe” deve sostenere la competitività, attrarre investimenti e riconoscere il divario di costi rispetto ai concorrenti globali. “Se riusciremo a farlo nel modo giusto, l’Europa potrà rimanere una potenza automobilistica globale.”










