Un automobilista salentino risarcito nell’ambito del Dieselgate Volkswagen. Il Giudice di pace di Lecce ha riconosciuto il danno patrimoniale di 5mila euro causato dall'acquisto di un veicolo che emetteva più emissioni inquinanti di quanto avesse dichiarato la casa madre. La pronuncia assume rilevanza a livello nazionale perché valorizza non soltanto la difformità tecnica del veicolo, ma anche la lesione della libertà di scelta del consumatore e il minor valore commerciale del mezzo sul mercato dell'usato.
Centrale, in particolare, il passaggio della sentenza che riporta integralmente: "Non vi è dubbio sull'esistenza di un danno patrimoniale subito dall'attore che, leso nella sua libera determinazione da messaggi ingannevoli, scorretti o da omissioni informative riferibili all'installazione di un software di manipolazione dei dati delle immissioni, ha acquistato un prodotto credendo avesse caratteristiche che invece non aveva e di qualità inferiore; per altro verso, ha sicuramente minore valore sul mercato dell'usato un mezzo con le rilevate problematiche".
Il Presidente nazionale di Adusbef aps, l’avvocato Antonio Tanza, e la collega Filomena Cosentino, legali dell’automobilista, hanno espresso soddisfazione per una decisione che ha accolto le proprie tesi riconoscendo la fondatezza della domanda risarcitoria nei confronti di Volkswagen Group Italia. Nella motivazione, il giudice ha attribuito rilievo al ruolo svolto dalla società italiana nella commercializzazione, nella promozione, nell'assistenza e nella gestione della campagna di richiamo dei veicoli interessati.






