Più che il nuovo regolamento sullo status e i trasferimenti internazionali, varato dalla Fifa e valido dal prossimo 1° gennaio, sembra il primo contratto collettivo globale del calcio. È stato l’effetto di mesi di negoziazioni tra il sindacato mondiale dei giocatori (Fipro), l’associazione dei club (Efc) e quella delle Leghe professionistiche (Wla). Una composizione di interessi enormi resa necessaria dalla sentenza Diarra della Corte di giustizia europea, che ha dichiarato contrario ai principi generali del mondo del lavoro il divieto delle norme sportive di risolvere anticipatamente il contratto di un calciatore con il club, come invece può fare ogni altro dipendente. Che cosa succede Da quel momento (ottobre 2024) è diventato fondamentale per la Fifa stabilire il corretto indennizzo a carico del calciatore che lascia un club a contratto in corso. Questo è diventato il vero terreno di confronto. Il nuovo regolamento ne esce in maniera un po’ pilatesca, dopo che mesi scorsi sembrava che la Fifa avrebbe imboccato una strada più decisa in un senso o nell’altro. Invece, l’articolo 17 prende in considerazione tutti i parametri che erano sul tavolo. Il club, lasciato dal calciatore, può chiedere un risarcimento basato su queste voci di danno, elencate al punto 4: “Il valore delle prestazioni del calciatore, la somma pari al ricavato perso dalla possibile cessione o la perdita del valore residuo, i costi di rimpiazzo e ogni altro danno”. Praticamente tutti i parametri già presi in considerazione dalla giurisprudenza. Al punto 5 si specifica che “per principio, come minimo, club o giocatore devono essere indennizzati di una somma pari al residuo valore del contratto interrotto”. Per un giocatore vale l’ingaggio, per il club il valore a bilancio del cartellino. Non è stata fatta una scelta di campo precisa.