Mikaela Iacobelli è professoressa di fisica matematica all’ETH di Zurigo. Ha di recente vinto il premio “Giuseppe Bartolozzi” 2025, assegnato ogni due anni dall’UMI-Unione Matematica Italiana. L’ha intervistata Marco Menale.

Marco Menale: Ciao, Mikaela, benvenuta e ancora complimenti per il premio. Come stai? E come l’hai vissuto questo premio?

Mikaela Iacobelli: Grazie, sto bene. È un periodo intenso, ma molto bello. Mi trovo in una fase scientificamente molto viva, con studenti, collaboratori e diversi progetti di ricerca. Il Premio Bartolozzi è stato per me un riconoscimento importante, anche perché arriva dalla comunità matematica italiana, con cui continuo a sentire un legame forte. Mi ha fatto piacere che il premio riconoscesse due filoni di ricerca piuttosto diversi tra loro, uno più vicino alla teoria cinetica e ai plasmi e uno più geometrico, ma entrambi molto importanti nel mio percorso scientifico.

MM: Ci racconti dei tuoi studi e di come sei arrivata a Zurigo, all’ETH?

MI: Ho studiato matematica, sia alla triennale che alla magistrale, alla Sapienza di Roma. All’inizio ero molto attratta dall’algebra e dalla geometria; poi, durante gli studi, mi sono avvicinata sempre di più all’analisi e alla fisica matematica. Ho fatto il dottorato in cotutela tra la Sapienza e l’École Polytechnique, a Parigi, sotto la supervisione di Emanuele Caglioti e François Golse. È stato un passaggio importante, perché mi ha portata verso la teoria cinetica e verso problemi in cui l’analisi matematica incontra i modelli della fisica.