412 aree rurali escluse dal Piano Italia 5g, con sindaci infuriati e centinaia di contenziosi legali: rispetto agli obiettivi del bando di gara, missione fallita per Inwit, la multinazionale con il compito di portare la connessione internet, veloce e senza fili, nei territori rurali d’Italia. In tutto erano 1.385 zone, tra paesini montani o di campagna, dove le aziende private arrancano perché i clienti sono pochi e i profitti troppo magri. Ma il target del bando di gara è stato rimodulato ufficialmente al ribasso, includendo nel perimetro della banda larga solo 973 aree: quelle già coperte dal segnale sono 964, scadenza dei lavori fissata al 26 giugno. Dunque viene sforbiciato il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) destinato al raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato da Inwit: da 345 milioni a 242.860.418. In cassa dell’erario restano oltre 100 milioni di euro. Ma almeno il rischio di costose penali, previste dal bando, pare escluso.
Molise e Val D’Aosta senza torri. Ma Inwit e Chigi sbandierano l’obbiettivo Ue: 500 km quadrati coperti dal segnale
La decisione è stata assunta a fine maggio, ad un mese dal traguardo, spiega il Dipartimento per la trasformazione digitale rispondendo a ilfattoquotidiano.it. Alla struttura di palazzo Chigi, guidata dal Fratello d’Italia Alessio Butti, era giunta la domanda sul numero esatto delle aree ancora da coprire, visto che il dato era sparito dal sito ufficiale del Piano Italia 5G. Senza quel numero è impossibile misurare al millimetro l’avanzamento dei lavori. Tuttavia il ritardo era già lampante, da tempo. A fine marzo scorso le zone con la connessione 5G ristagnavano al 66% del target sancito dal bando gara: ma il 60% era la milestone prevista per giugno 2025, con avanzamento all’80 entro fine 2025. Malgrado i dati, Inwit e il Dipartimento per l’innovazione hanno mostrato ottimismo, provando ad eludere gli obiettivi del bando con il traguardo dei 500 chilometri quadrati percorsi dal segnale 5g.







