di
Valentina Marotta
Dalla pista della droga al racket degli alloggi, l’inchiesta a un punto fermo. La famiglia: non ci arrendiamo. Il legale chiede i filmati di 81 telecamere
Lo sguardo di Kata, il sorriso tagliato a metà e la maglietta di Minni. Il volantino strappato si scorge dietro la vetrina di un negozio chiuso per sempre, nel quartiere fiorentino di San Jacopino, a metà strada tra il Duomo e il parco delle Cascine. Il tempo sembra si sia fermato a tre anni fa, quando scattarono le ricerche per Kataleya Mia Alvarez Chicclo, la bambina peruviana di 5 anni, sparita nel nulla dall’ex hotel Astor, tre stelle chiuso per la pandemia e poi occupato abusivamente da peruviani e rumeni. Lì viveva la piccola con la madre e il fratellino, insieme a numerose famiglie senza casa. E da lì è scomparsa in un caldo pomeriggio d’estate.
L’inchiesta avviata dalla Procura di Firenze che indaga Abel Argenis Vasquez e Marlon Chicclo, zio materno e paterno, con l’accusa di sequestro di persona, non ha trascurato alcuna pista: vendetta per droga, abusi e uno scambio di persona. Non è stato escluso che il rapimento possa essere maturato in uno scenario di rapporti conflittuali all’interno dell’immobile occupato abusivamente dal settembre 2022, legato al racket delle camere (per il quale è in corso il processo in cui è imputato lo stesso Abel Argenis Vasquez).









