Non è estate, a Torino, senza il “Prato inglese”, progetto del Teatro Stabile Torino - Teatro Nazionale, che negli anni ha visto diversi registi cimentarsi con i capolavori Shakespeariani, in un contesto originale e informale, e che quest’anno, dal 18 giugno al 12 luglio, al Teatro Carignano, propone, come sempre a sere alterne, due celebri commedie. Marta Cortellazzo Wiel mette in scena “Le allegre comari di Windsor”, che il 18 giugno alle 21 dà il via al Prato inglese, mentre Giulia Odetto firma la regia di “Come vi piace”, che debutta invece il 19, sempre alle 21: entrambe le commedie sono tradotte e adattate da Diego Pleuteri. Il rapporto tra denaro e sentimenti, il potere, l’arroganza e la capacità del riso di smascherare le contraddizioni della società sono al centro della rilettura “Le allegre comari di Windsor”, cha Marta Cortellazzo Wiel ambienta negli anni Sessanta, versione che guarda al Dopoguerra per citare il presente. Perchè questo salto temporale? «Perché ho studiato la storia del testo e mi ha colpito il periodo in cui è stato scritto: un momento in cui la società inglese usciva da guerre e anni difficili e sentiva il bisogno di ritrovare energia e fiducia. Ho trovato interessante il parallelo con gli anni del nostro dopoguerra, la ricostruzione sociale». Cambia il modo di raccontare le due protagoniste? «Mi sono chiesta perché scelgano la vendetta invece di denunciare Falstaff. La risposta che mi sono data è che queste due donne appartengono a una borghesia che vive di benessere e relativa inattività. La loro ribellione diventa quasi un gioco, ma emergono rapporti di potere e dinamiche che oggi guardiamo in modo diverso». C’è un tema più vicino al presente? «Con Diego Pleuteri, che ha curato l’adattamento, abbiamo fatto iniziare lo spettacolo con la frase “La guerra è finita, come mi annoio”, e lo facciamo terminare con una domanda: “La guerra è finita?”. Ci sembrava un modo per collegare il passato al presente e riflettere sul fatto che certe situazioni continuano a ripetersi».
Marta Cortellazzo Wiel: “Porto Shakespeare negli Anni 60, le mie comari sono borghesi annoiate”
La regista all’esordio della rassegna Tst: “Senza la guerra non sanno a che pensare”
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