Quest’anno ricorrono i 170 anni da quando il beato papa Pio IX estese alla Chiesa universale la festa del Sacro Cuore di Gesù. Il mese di giugno è tradizionalmente dedicato a questa devozione e proprio oggi ne ricorre la solennità, celebrata ogni anno nel venerdì successivo al Corpus Domini. Una festa che ci riporta idealmente all’umanità di Cristo come viene raffigurata nel celebre dipinto di Pompeo Batoni (1708-1787), in cui si vede un Gesù che dona il suo cuore trafitto da una corona di spine a tutta l’umanità per la sua salvezza. «Quella per il Sacro Cuore non è una semplice devozione popolare di tipo “emozionale”, ma una vera e propria scuola di spiritualità che può insegnare come vivere da cristiani nel mondo di oggi». A sostenerlo è il gesuita Ottavio De Bertolis, classe 1963, che nel corso di questi anni ha dedicato ampi articoli su La Civiltà Cattolica a questa devozione e vi ha dedicato vari libri, editi dall’Adp (Apostolato della Preghiera) e da Tau Editrice. «La dimostrazione di tutto questo – continua il religioso ignaziano – ci arriva anche dal successo di pubblico, per certi versi inaspettato, suscitato nella Francia post-cristiana di oggi dal film documentario Sacré-Cœur , che racconta in chiave divulgativa le apparizioni del Cuore di Gesù alla religiosa visitandina santa Margherita Maria Alacoque, avvenute in Francia tra il 1673 e il 1675».Il gesuita Ottavio De BertolisUn culto, quello del Sacro Cuore di Gesù, che trova uno dei suoi principali riferimenti spirituali proprio in quell’evento avvenuto, più di 350 anni fa, a Paray-le-Monial. «Quelle apparizioni private, come del resto tutte le rivelazioni private – osserva padre De Bertolis – non aggiungono nulla alla Scrittura, ma sono da accogliersi con gratitudine, perché lo Spirito, secondo quanto promise Gesù, ci ricorda le sue stesse parole, specie quando le dimentichiamo. Le apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque, del resto, non segnano l’inizio della devozione al Cuore di Gesù, che è antica quanto il Vangelo, che ci mostra in ogni riga la santissima umanità di Cristo, della quale massima espressione è la ferita al costato. Il suo cuore riassume e sintetizza tutta la sua adorabile Persona».Il mese di giugno dedicato al Sacro Cuore offre anche l’occasione per rileggere l’attualità della Haurietis aquas di Pio XII, l’enciclica di cui quest’anno ricorrono i 70 anni e che un altro gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini, apprezzava particolarmente per l’importanza attribuita al messaggio biblico dell’amore di Dio. «Lo stesso papa Francesco riprende nella sua ultima enciclica, la Dilexit nos , la pacelliana Haurietis aquas – spiega ancora padre De Bertolis – e la rilancia in tutta la sua importanza. È essenziale fondare la spiritualità del cuore di Cristo, infatti, non solo nelle rivelazioni private, ma in tutta la Scrittura, proprio come ci mostra Pio XII. Sarebbe bellissimo contemplare l’ampiezza del simbolo dell’acqua, della sorgente viva e del sangue, che si accavallano in qualche modo all’immagine del Crocifisso. Gesù, infatti, ci rivela nella Legge, nei Profeti e nei Salmi tutto quanto si riferisce a Lui. Questo è il cuore dell’esperienza pasquale».La devozione al Sacro Cuore conobbe il suo momento di massimo fulgore come reazione al giansenismo, diffusosi nella Chiesa cattolica tra il XVII e il XVIII secolo. Ricorda padre De Bertolis che «il giansenismo fu una specie di eresia, che si diffuse tra il Seicento e il Settecento, derivante da una lettura unilaterale della teologia di sant’Agostino, a opera appunto di Giansenio, vescovo di Ypres, in Belgio. In sostanza, la Chiesa si era dimenticata che Dio è amore, come dice san Giovanni: di qui una grande rigidità nell’amministrazione dei Sacramenti, una morale puramente legalistica, la paura di Dio e non il suo amore. I gesuiti, da sempre, proprio per gli Esercizi Spirituali, furono liberi da queste pastoie e per questo furono anche molto avversati. Del resto, non tutti hanno apprezzato l’insistenza di papa Francesco sulla misericordia...».È significativo, dunque, che papa Bergoglio abbia voluto dedicare la sua ultima enciclica, la Dilexit nos , nel 2024, proprio al Sacro Cuore di Gesù. «Papa Francesco dice che quell’enciclica è la chiave di lettura delle sue stesse encicliche sociali: di fatto, quegli stessi che apprezzarono molto queste ultime non mi pare abbiano dato particolari segni di apprezzamento per la Dilexit nos . Papa Francesco, riprendendo il compito che il Cuore di Cristo affidò specificamente alla Compagnia di Gesù – anche se non so fino a che punto noi gesuiti ce ne ricordiamo – ribadì la centralità e l’essenzialità di questa devozione, parole sue, tanto attingendo alla Scrittura quanto alla grande tradizione dei santi antichi e moderni. Erano quasi settant’anni, appunto dall’ Haurietis aquas , che il Magistero dei Papi non riprendeva questo tema in un’enciclica – che è un documento piuttosto impegnativo – e lo ha rilanciato per l’oggi. Sta a noi, se vogliamo, riprendere e continuare questo tesoro. Cosa che nel mio piccolo provo a fare anch’io».
Ecco cosa ci dice di Dio il Sacro Cuore, devozione ancora viva
Oggi è la festa che 170 anni fa Pio IX estese a tutta la Chiesa e che anima l’intero mese di giugno. Il gesuita De Bertolis: «È una spiritualità che può insegnare come vivere da cristiani nel mondo di oggi»








