Avanti un altro. La Juve cambia ancora, cambia tutto: l’era di Damien Comolli è durata un anno e poco più (372 giorni, per la precisione), a breve comincerà quella targata Giovanni Carnevali. E Giorgio Chiellini farà da collante tra vecchia e nuova Juve con un ruolo sempre più centrale nel passaggio da una gestione all’altra. È durata giusto un paio di settimane la calma apparente, quella di John Elkann nei confronti di Comolli si è rivelata essere una fiducia a scadenza. E questo era nell’aria, con due step già fissati per rivalutare la posizione dell’ormai ex ad bianconero: la chiusura del bilancio, poi la gestione del mercato. Invece il tempo a disposizione si è esaurito molto più in fretta, anche dall’interno del CdA si sono levate critiche pesanti sull’operato del manager che non hanno lasciato indifferente la proprietà, l’individuazione del sostituto ha fatto il resto. Alla fine è arrivato il cambio di rotta: «rivoluzione» ha di nuovo spazzato via «continuità» come parola chiave nel piano programmatico bianconero.
Tutti gli errori di Comolli D’altronde le riflessioni sull’operato di Comolli proseguivano da tempo, nelle ultime settimane si è inserita una figura «di controllo» anche all’interno di riunioni teoricamente dedicate all’area sportiva: si tratta di Antonio Belloni, amministratore indipendente bianconero (un super manager: braccio destro dell’imprenditore imprenditore del lusso Bernard Arnault, ora è Presidente di Moët Hennessy e Louis Vuitton Italia) che ha a sua volta spinto per il cambio al timone della Juve. E i conti con cui il club chiuderà il bilancio di questa stagione hanno infine convinto Elkann a dire basta, compiendo una netta inversione rispetto a quanto deciso non più tardi di due settimane fa.










