Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiPer il 57 per cento dei manager italiani l'Intelligenza artificiale sta già riducendo il tempo dedicato alle attività ripetitive liberando tempo prezioso da reinvestire in attività a maggior valore aggiunto, nella creatività e nella capacità decisionale. Il primo punto sull’impatto dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nella pratica manageriale è stato elaborato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità e AI4I, l'Istituto italiano per l'intelligenza artificiale. Lo studio, presentato mercoledì alla Camera ha la pretesta di fondare l’AI Management index (Aimi), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell'adozione e nella governance dell'intelligenza artificiale.
Per farlo ha coinvolto 1.740 dirigenti e manager appartenenti sia al settore pubblico che privato, finendo per delineare i quattro profili che rappresentano la trasformazione dei manager. Nessuna illusione, dunque, la prima categoria, quella più consistente, è rappresentata dai “Ritardatari”. Rappresentano il 31 per cento del campione. Va però detto che nemmeno in essi è assente l'interesse verso l'innovazione. Tuttavia, restano quasi in attesa di essere presi per mano attraverso percorsi formativi che li portino ad acquisire le competenze necessarie. Segue il segmento degli “Adottatori”. Rappresentano il 27 per cento del campione preso in esame. Sono coloro che hanno compreso il potenziale dell'AI e ne stanno provando le applicazioni. Sono il gruppo più vicino al salto di qualità, ma ancora fermo al livello della sperimentazione.










