I ministri tecnici sono quelli che si misurano sui risultati e non sul consenso elettorale. Orazio Schillaci, ministro della salute ed ex-rettore dell’università di Roma Tor Vergata, si è sempre piccato di rientrare nel novero. Proprio i risultati suggeriscono alcune considerazioni sul suo futuro e forse anche sul suo presente.
Quando si è insediato aveva un mandato chiaro: portare a termine la riforma della sanità territoriale con i fondi Pnrr. Più in generale, mantenere alla questione sanitaria la centralità conquistata con la crisi pandemica, che si misurava anche in un investimento straordinario pari al 7,5% del Pil nazionale. La vicenda della medicina di base, conclusasi con l’annuncio alle Regioni del ritiro della riforma proposta dal ministro, sancisce il suo fallimento. Trasformare i medici di base in dipendenti pubblici, seppure per una quota parte, sarebbe servito a far funzionare le Case di Comunità realizzate con i fondi europei. All’ultimo monitoraggio e a un mese dalla scadenza del Piano, quelle che lavorano a pieno regime sono solo il 4% del totale.
Invece, i medici di famiglia rimarranno liberi professionisti a partita Iva come chiedeva la corporazione. Le nuove strutture in cui avrebbero dovuto esercitare a tempo pieno rimarranno dunque sguarnite di personale. E chi avrà bisogno di un medico fuori dagli orari previsti continuerà a mettersi in fila al pronto soccorso anche per un’influenza.












