Ci sono ritorni che non si annunciano soltanto, fanno rumore prima ancora che diventino ufficiali. Al Santiago Bernabéu, 13 anni dopo l’ultima volta, José Mourinho riapre una storia che sembrava conclusa ma che, a Madrid, non è mai stata davvero archiviata. L’accordo con il club «blanco» è finalmente ufficiale, dopo una lunga attesa culminata con la nuova rielezione di Florentino Pérez alla presidenza del club. Nella serata di giovedì 11 giugno l’annuncio: per lui un contratto fino al 30 giugno 2029, il 13 luglio invece l’inizio del ritiro a Valdebebas. Il comunicato è arrivato dopo che il Benfica, l’ultimo club allenato dallo Special One, aveva annunciato martedì di aver accettato l’offerta del Real da 15 milioni di euro per liberare l'allenatore 63enne.
Con le «aquile» lusitane, Mou non ha vinto nessun titolo, dopo aver mancato l’accesso alla Champions League, chiudendo la Liga al 3° posto per un bilancio totale di 45 partite, 27 vittorie, 10 pareggi e 8 sconfitte. Mourinho sostituisce nei Blancos l’uscente Alvaro Arbeloa, allenato dal portoghese durante la prima esperienza a Madrid, che ha lasciato crepe troppo evidenti in squadra per restare sotto traccia. L’ultimo caso con Kylian Mbappé — quel «il mister mi considera quarta punta», smentito dall’allenatore — ha rappresentato uno dei punti più delicati della stagione. Poco prima si era aggiunta la lite tra Federico Valverde e Aurélien Tchouaméni, episodio che ha ulteriormente evidenziato un clima teso, fatto di incomprensioni e gerarchie non sempre chiare. È stato proprio questo insieme di segnali a spingere Florentino verso una conclusione netta: riportare a Madrid una figura capace di riportare disciplina, anche a costo di decisioni impopolari.













