A Wall Street il cielo non è mai stato così caro. Con una valutazione implicita di 1.780 miliardi di dollari e una raccolta di capitale da 75 miliardi, il debutto in Borsa di SpaceX (ticker "SPCX") infrange ogni primato, superando persino la colossale IPO di Saudi Aramco del 2019. Eppure, dietro i numeri monumentali e l’entusiasmo febbrile degli investitori istituzionali — che hanno già intasato il libro ordini con richieste oltre i 250 miliardi — si profilano nubi dense sui fondamentali economico-finanziari della società.
La grande illusione del prezzo e lo scontro sui fondamentaliIl primo e più severo segnale d’allarme arriva da Morningstar, che stima un fair value per azione intorno a 63 dollari, lontanissimo dai 135 dollari fissati per il collocamento. Questo scarto abissale tra aspettative e valore intrinseco alimenta accuse di "forte speculazione": la valutazione odierna non fotografa soltanto l’attività esistente, ma ingloba scenari di ottimismo estremo su tecnologie non ancora redditizie, quali intelligenza artificiale, data center orbitali e la navicella Starship. A raffreddare ulteriormente gli ardori è lo stesso prospetto, che prevede per i nuovi azionisti una maxi-diluizione immediata di 126,13 dollari per azione, pari al 93,4% rispetto al valore patrimoniale netto pro forma. Un monito tecnico che richiama la regola aurea della finanza: comprare un’azienda eccellente a un prezzo eccessivo raramente si traduce in un buon investimento.













