Giustizia

Giovanni M. Jacobazzi

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Per la prima volta dal 1831, anno di fondazione del massimo organo della giustizia amministrativa, le votazioni per le nomine degli incarichi direttivi del Consiglio di Stato non avverranno più a scrutinio segreto ma con voto palese, proprio come avviene al Consiglio superiore della magistratura con le conseguenze che tutti conoscono. Lo ha deciso ieri, a maggioranza, il Plenum del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa.

Contrarissimo alla riforma era invece Luigi Maruotti, presidente del Consiglio di Stato, che in un appassionato intervento ha ricostruito l’evoluzione storica e giuridica del principio per cui le deliberazioni riguardanti i magistrati sono sempre state adottate a scrutinio segreto. Tale principio, affermato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato fin dall’Ottocento e successivamente recepito nella legislazione italiana, è finalizzato a garantire la libertà di giudizio e l’assenza di condizionamenti, da parte del governo, delle associazioni o dagli stessi colleghi, nei confronti dei componenti dell’organo di autogoverno. Secondo il presidente, le norme che si sono succeduto hanno rafforzato questa tutela, imponendo il voto segreto per le deliberazioni concernenti lo stato giuridico dei magistrati, comprese quindi nomine, promozioni, conferimento di incarichi.