I carabinieri di Bergamo hanno simulato la profanazione del feretro di Pamela Genini, la 28enne uccisa a Milano. Le operazioni hanno permesso di verificare la concreta possibilità che le operazioni siano state eseguite da una sola persona.
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Una simulazione per comprendere se la profanazione della tomba di Pamela Genini, la 28enne uccisa con 70 coltellate dall'ex fidanzato Gianluca Soncin a Milano, sia stata compiuta da una sola persona o da un gruppo. È quanto eseguito questa mattina, giovedì 11 giugno, dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo, insieme ai colleghi di Zogno, su richiesta della Procura, nel cimitero di Strozza (Bergamo) dove la giovane era sepolta.
All'operazione, erano presenti Riccardo Cornali, sindaco di Strozza, i tecnici del comune che si occupano della manutenzione del cimitero e il titolare dell'agenzia di onoranze funebri che era incaricata della tumulazione. Per questa attività, è stata utilizzata una bara con le stesse caratteristiche di quella di Genini: è stato inoltre raggiunto lo stesso peso della 28enne. In questo modo, infatti, è stato possibile replicare quanto accaduto il giorno in cui è stato commesso il vilipendio. Sono state eseguite diverse prove. In un primo caso, il feretro è stato estratto usando strumenti che solitamente vengono utilizzati nelle operazioni cimiteriali. Poi, è stata fatta qualche prova facendo ricorso solo allo sforzo fisico. In questo caso, è stato richiesto sia a un addetto alla manutenzione del cimitero che a un carabiniere di provare a estrarre la bara. L'hanno poi temporaneamente posizionata e infine reinserita nel loculo. In questo modo, come è possibile leggere in una nota stampa diffusa dai carabinieri di Bergamo, è stato possibile verificare "la concreta possibilità che le operazioni di movimentazione del feretro possano essere eseguite anche da un solo soggetto, mediante il solo impiego della forza fisica".







