L’agricoltura del futuro passa dall’intelligenza artificiale, dai sensori IoT, dall’edge computing e dai dati satellitari. Ma per trasformare davvero il settore non bastano le tecnologie: servono anche sostenibilità economica, ricambio generazionale e una maggiore valorizzazione del lavoro agricolo.Sono questi alcuni dei temi emersi durante la terza edizione del convegno Ecosistemi agricoli intelligenti - AI, edge computing, IoT e space economy per l’agricoltura, organizzato dalla Fondazione Guglielmo Marconi e promosso dal Comitato nazionale Marconi.150.L’iniziativa, coordinata dall’ingegnere Paolo Troyer, ha riunito rappresentanti del mondo accademico, imprese, associazioni di categoria e centri di ricerca per discutere delle opportunità offerte dalla digitalizzazione in uno dei comparti strategici dell’economia italiana. Un settore che, come ricordato durante l’incontro, vale circa il 15% del prodotto interno lordo e rappresenta uno degli elementi distintivi del made in Italy.Tecnologie sempre più presenti nelle aziende agricoleNel corso della giornata è emerso come la digitalizzazione stia progressivamente entrando nelle aziende agricole attraverso sistemi di monitoraggio, piattaforme di raccolta dati e strumenti di supporto alle decisioni.L’integrazione tra sensori IoT, sistemi di edge computing e intelligenza artificiale consente oggi di monitorare in tempo reale le condizioni ambientali e produttive, ottimizzando l’impiego di risorse come acqua, fertilizzanti e fitofarmaci. L’obiettivo è aumentare l’efficienza delle produzioni e ridurre l’impatto ambientale.Agronomi, informatici, ricercatori, imprese e operatori del settore hanno affrontato insieme temi che spaziano dalla fertilità dei suoli all’intelligenza artificiale, fino alle applicazioni satellitari e alla gestione dei dati. Tra gli esempi presentati durante il convegno ci sono sistemi capaci di stimare in anticipo le produzioni agricole attraverso l’analisi delle immagini di fiori e frutti. Informazioni che permettono agli operatori di pianificare con maggiore precisione le attività commerciali e logistiche.L’intelligenza artificiale e i satellitiL’intelligenza artificiale è stata la protagonista dell’incontro. Aziende e centri di ricerca hanno illustrato diversi casi applicativi nei quali gli algoritmi vengono utilizzati per supportare le decisioni degli agricoltori e migliorare la gestione delle colture."Non per sostituire le persone, ma per aiutarle a prendere decisioni migliori”, ha spiegato Troyer, sottolineando come l’AI rappresenti oggi il motore di una nuova rivoluzione industriale che coinvolge anche il settore primario.Accanto all’intelligenza artificiale, uno dei temi più discussi è stato quello delle infrastrutture di comunicazione. Molte aree rurali continuano infatti a soffrire di una copertura insufficiente, rendendo più difficile l’adozione delle tecnologie digitali. In questo contesto, le costellazioni satellitari in orbita bassa e le applicazioni della space economy vengono considerate una delle possibili soluzioni per ridurre il digital divide.I satelliti possono svolgere una doppia funzione: da un lato fornire dati utili per il monitoraggio delle colture e del territorio, dall’altro garantire connettività nelle aree dove gli investimenti nelle reti terrestri risultano economicamente meno sostenibili.Il tema si lega anche all’edge computing, tecnologia che permette di elaborare i dati direttamente vicino alla loro origine, riducendo la necessità di trasferire grandi quantità di informazioni verso centri di calcolo remoti e migliorando l’efficienza delle applicazioni nelle zone rurali.I margini ridotti delle aziende agricoleSe sull’utilità della digitalizzazione il consenso è stato pressoché unanime, il dibattito ha però fatto emergere una questione urgente: la sostenibilità economica delle aziende agricole.Secondo quanto emerso dalla tavola rotonda conclusiva, il principale ostacolo agli investimenti non è la mancanza di fiducia nella tecnologia, ma la ridotta redditività del settore primario.“Il produttore agricolo continua a percepire una quota molto limitata del valore finale del prodotto”, ha evidenziato Troyer. Una situazione che rende più difficile sostenere gli investimenti necessari per introdurre nuove tecnologie.Nel confronto tra rappresentanti delle associazioni di categoria, imprese e operatori del settore è stato inoltre sottolineato come la crescente domanda internazionale per i prodotti agroalimentari italiani rischi di scontrarsi con un sistema che fatica a garantire una remunerazione adeguata a chi produce. Per questo motivo, è emersa la necessità di affiancare all’innovazione tecnologica una riflessione più ampia sulla distribuzione del valore lungo la filiera.Il nodo del ricambio generazionaleTra le criticità evidenziate durante il convegno, spiega Paolo Troyer, c’è anche il progressivo invecchiamento della popolazione agricola. “La generazione degli agricoltori è un po’ anziana e ci vorrebbero più giovani pronti a dedicarsi a questa attività”, osserva.Secondo Troyer, il problema è strettamente legato alla sostenibilità economica del settore. “Mancando i presupposti economici, sempre meno giovani sono interessati a impegnarsi nell'agricoltura”, sottolinea. Una situazione che rischia di rallentare il necessario ricambio generazionale proprio mentre il settore richiede competenze sempre più avanzate nell’ambito della digitalizzazione, dell’analisi dei dati e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.La sfida, dunque, non riguarda soltanto l’adozione delle nuove tecnologie, ma anche la capacità di rendere l’agricoltura una prospettiva professionale attrattiva e sostenibile.