Inferocita

◆ Nel suo editoriale (Internazionale 1668), Giovanni De Mauro si domanda: “Ha fatto bene Francesco De Gregori a dire che non ha niente da dire su Gaza?”. Prosegue con una lunga digressione su dibattito, wrestling e intrattenimento. E finisce rispondendo a un’altra domanda, retorica: è giusto obbligare a intervenire chi non se la sente? Non mi sembra tanto onesto. Torno allora alla domanda iniziale, e mi rispondo da solo. Amo l’esercizio del dubbio. In questi anni però sono anche stato costretto a confrontarmi con orrende certezze. Israele è un pericolo per il mondo: ha le mani sui nostri servizi segreti, stermina popoli, aggredisce nazioni, stupra, ricatta sessualmente capi di stato. In questo contesto, quindi, mi domando: fa bene – chiunque – a dire che non ha niente da dire su Gaza? No, non fa bene. Mentre va affermandosi quest’ordine mondiale, non fa bene per niente restare in silenzio.

Alessandro

◆ L’ultimo editoriale di Giovanni De Mauro è omissivo. De Gregori non è stato contestato perché non ha nulla da dire su Gaza, o non solo per questo. Ma soprattutto perché ha avuto qualcosa da dire su Bruce Springsteen, definito imbarazzante quando contesta Trump. De Gregori, quindi, ha implicitamente proposto il suo silenzio come modello di comportamento per gli altri artisti.