Il sentiero della Sponda richiede applicazione, spirito di sacrificio e un passo costante, senza incertezze. Non ne siamo ancora fuori (dal bosco). Occorre toccare il punto panoramico dell’ex ristoro delle Bedulette perché il panorama inizi ad aprirsi sul Resegone vero e proprio. La vegetazione d’alto fusto si abbassa fin quasi a sparire lungo il traverso che porta a Piano del Fieno, dove si entrare nell’anfiteatro di rocce della montagna, con passaggi a tratti tecnici che ci permettono di guadagnare “rapidamente” quota. Il passo invece rallenta, le mani toccano spesso e volentieri la roccia, offrono sicurezza e un valido aiuto alle gambe. In attività da quasi un anno e reduci da ben tre skymarathon in Sardegna nell’arco di tre mesi (Limbara, Villacidro e Pattada), le mie affidabilissime Cascadia 18 by Brooks non si rassegnano ancora al pensionamento e mordono il terreno come fossero nuove. Da Pian Serada in avanti il tratto sky della gara è bello “in piedi” ma fondamentalmente breve. Ancora per poco nascosto alla vista, il Rifugio Azzoni, appollaiato appena sotto la cresta spartiacque e sotto il castello di roccia della vetta, già si annuncia indovinate come? Ma certo, con l’ennesima e imminente dose di adrenalina da tifo indiavolato. Ci arrivo dopo due ore e quarantadue minuti di gara, evitando accuratamente di pensare che il primo uomo (Luca Del Pero) ha chiuso laggiù in centro la missione-vittoria da una ventina di minuti e che la prima donna (Cecilia Basso) non è lontana dal traguardo… Afferro un po' di frutta e butto giù un bicchiere di Coca-Coala bella fresca, poi scavalco la cresta che separa il versante lecchese del Resegone da quello bergamasco e inizio ad abbassarmi su roccette e sentiero verso la Valle Imagna senza pensarci troppo, nel senso che provo a mollare tutto in vista dell’ultima salita di giornata. La discesa dritto per dritto o quasi finisce all’improvviso per dare inizio - ormai di nuovo nel fitto della vegetazione - ad una un bel po’ più dolce ma godibilissima verso il punto di ristoro delle Fornasette: in buona sostanza il punto più remoto rispetto al campo base lecchese e quindi l’inizio dell’itinerario di ritorno. La salita nel bosco verso il Passo del Giuff è uno dei tratti che temo di più dell’intero menu di giornata. Ne ho un ricordo parecchio “sofferto” dalla mia quinta partecipazione un anno ma - fortunatamente! - oggi è tutta un’altra storia e raggiungo senza grandi patemi lo stretto intaglio del Giuff che ci riporta su versante lecchese. Non è solo questione di mettersi alle spalle buona parte delle difficoltà. Sono proprio la vista del lago laggiù in fondo e la sensazione di fare ritorno “a casa” a metterci le ali. A me di sicuro: per quanto restino ancora una decina di chilometri, impiegherò un’ora e un quarto circa a completare la missione-finisher, correndola tutta da qui a Piazza Garibaldi, tranne brevissime pause camminate.