Se de Vitoria arrivò a Salamanca con una sfida lanciatagli da un professore di Parigi – immaginare un mondo nuovo in un modo nuovo, con coraggio – a noi il gusto di riscoprire, come ci hanno invitato a fare il Papa e il Presidente Mattarella, il contributo suo e dei suoi confratelli per leggere (e affrontare) con lucidità le sfide del presente

Nel suo incontro con i membri del Parlamento spagnolo, l’8 giugno 2026, Papa Leone XIV, quale “Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica”, ha richiamato il contributo dei maestri della cosiddetta Scuola di Salamanca, che già 500 anni fa, “quando si aprivano nuovi mondi e immense possibilità nelle relazioni tra i popoli”, avevano compreso che la ragione non può “essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse presentano come conveniente”. Introducendo, così, “nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere”.

Quell’interrogativo – come messo in rilievo dal Santo Padre – ha aperto “un orizzonte intellettuale e morale” che è andato ben oltre quell’epoca e le aule di Salamanca. Infatti, “quell’anelito continua a risuonare”. Ad esempio, dal punto di vista della comunità internazionale, nel chiedersi “come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza”; oppure, nell’ottica dei legislatori nazionali, nell’interrogarsi su “come far sì che il possibile sia giusto, che il legale sia veramente umano e che la volontà della maggioranza custodisca quei beni che appartengono a tutti e rispetti ciò che nessuna maggioranza può legittimamente violare”.