«Guerriglia ideologica» e pace a Sassari. In consiglio comunale, martedì a Palazzo Ducale, si sono surriscaldati gli animi sull’ordine del giorno proposto da Walter Pani, capogruppo dei Progressisti. Scintille a sorpresa visto l’argomento: l’adesione alla Carta di S’Aspru, firmata nel 2023 nella comunità di Padre Morittu e dove, tra le altre cose, si richiama l’articolo 11 della Costituzione e il ripudio della guerra «come strumento di offesa e mezzo per risolvere controversie internazionali».

Nel secondo punto dell’odg si impegnava poi giunta e sindaco alla nomina di un Delegato per la Pace. Una proposta giunta a distanza di 5 mesi dall’adozione dell’Anci che invitava, dice Pani, «formalmente i Comuni della Sardegna a deliberare il proprio impegno». Ma perché a distanza di un triennio e non nell’immediatezza? Cadeddu dà una sua versione: «Una risposta politica e strumentale alle decisione del vertice Nato del 25 giugno». In cui si decise di investire il 5% del pil in spese militari. Il capogruppo di FdI contesta poi una frase della Carta dove si riporta di «abbandonare strategie di morte e di ogni ipotesi di apocalisse atomica». «Parole inaccettabili», denuncia ricordando le missioni di pace italiane, come quella della Brigata Sassari, senza alcun intento di aggressione, e ritenendo in conclusione che si tratti di una offesa alle Forze Armate. Definisce poi «fantomatico» il Delegato per la Pace, destinatario di «una poltrona formale» e bolla l’iniziativa come «ipocrita, inutile, perché al massimo produce un articolo sul quotidiano, ininfluente, riduttiva».