Cavanna

Cento detenuti di sei istituti carcerari, 12 mesi di lavoro comune e un obiettivo: comporre un arazzo di otto metri per tre per rivisitare in chiave contemporanea la Scuola di Atene di Raffaello. Ogni carcere ha prodotto una decina di personaggi: da Nelson Mandela ad Alda Merini, da Fabri Fibra a Bob Marley. Un progetto di Mattia Cavanna, artista – ingegnere di primo piano (oggi alla guida dell’r&d di Agusta elicotteri) – che trasforma la disciplina intellettuale in arte e che bussa al portone del carcere minorile del Beccaria di Milano. Nasce così una straordinaria iniziativa nell’ambito del progetto Orizzonti della Fondazione Francesca Rava.

Arte e cultura sono potenti strumenti educativi. Per la società in generale ma anche nei casi estremi. Valori sottovalutati?

In una società contemporanea per lo più sintetica, anaffettiva, che corre a velocità folli in tutte le direzioni, promuovere l’approfondimento, il dialogo tra persone, insegnare a riconoscere e a creare bellezza ha molto senso. Sono strumenti di crescita personale e collettivi solo apparentemente anacronistici, di grande impatto, potenti e gentili allo stesso tempo. Il progetto ‘(Cercare) Raffaello in carcere’ ce lo conferma.