Se il genocidio dei palestinesi di Gaza è oggi la questione cruciale, attorno alla quale si combatte una guerra di parole senza esclusione di colpi anche in Italia, con il suo libro "Nell'abisso" (Laterza) Omer Bartov va dritto al cuore del problema. «Negli ultimi due anni Israele ha condotto un’operazione genocida a Gaza. E tutto lascia intendere che ciò facesse parte di una strategia politica deliberata, coerente con la retorica politica e militare utilizzata, il cui scopo era incoraggiare i palestinesi ad abbandonare del tutto la Striscia», ha affermato lo storico israeliano, 72 anni, uno dei massimi esperti internazionali di Shoah e genocidi, nel corso dell'affollatissimo seminario in casa editrice, ieri - 10 giugno -, a Roma. Accanto a Bartov, che è nato in un kibbutz e oggi vive negli Stati Uniti, Giuseppe Laterza, l'editore del saggio, e Anna Foa, storica di fama internazionale, autrice dei saggi "Il suicidio di Israele" (Laterza, Premio Strega saggistica 2025) e del recente "Mai più", con lo stesso editore.Bartov è partito dal tema del saggio e del suo sottotitolo esplicativo "Dal sionismo al genocidio la sconfitta morale di Israele" per allargare lo sguardo ad altri temi fondamentali: l'identità, il ruolo della Shoah nella politica e nella cultura israeliana, il governo dello Stato ebraico, il destino dei palestinesi e degli arabi israeliani. Tutti argomenti contenuti nel saggio che, come ha sottolineato l'editore nell'introdurre l'incontro, è uscito in Portogallo e in altri Paesi, a breve in Spagna e in Olanda: «Non è uscito in Germania, e già questo è un tema di riflessione interessante. E non è uscito in Israele», ha aggiunto.Secondo lo storico la deriva della politica repressiva israeliana, a cui il mondo assiste all'indomani del pogrom del 7 ottobre da parte dei terroristi di Hamas, è dovuta a una serie di occasioni mancate, tra cui la denuncia troppo blanda dell'occupazione da parte dell'opposizione israeliana. Fin dai tempi in cui Bartov militava in un piccolo gruppo chiamato "Da Vinci", in opposizione al governo israeliano. «Sostenevamo che il problema principale della politica israeliana fosse l'occupazione. Quando ci siamo rivolti ai leader del movimento di protesta, tuttavia, ci hanno detto quello che la sinistra israeliana diceva da molto tempo. "L'occupazione è un problema, ma non ora. Ora abbiamo altre priorità. La priorità è il nostro pubblico". Allora io e alcuni amici abbiamo pubblicato un manifesto intitolato "L'elefante nella stanza". Vale a dire l'occupazione, ovvero che Israele controlla un gran numero di palestinesi. Finché non si affronterà questo tema, i problemi resteranno».Dal canto suo Anna Foa, nel suo intervento ha posto l'accento sulle conseguenze della mancata approvazione, in Israele, di una vera Costituzione. «Come afferma Bartov, se nello Stato ebraico ci fosse stata una Costituzione probabilmente la situazione dei governi, delle vicende belliche, e anche lo stato d'animo della popolazione sarebbero stati diversi, anche rispetto al grande trauma precedente. È una delle tante occasioni perdute».
Omer Bartov: "Israele nel baratro del genocidio, così si estende il modello Gaza"
Lo storico israeliano è intervenuto al seminario organizzato dall'editore Laterza, a Roma. Insieme alla storica Anna Foa. L'occasione per ribadire i temi del su






