I russi stanno ritirando quantità record di contante dalle banche. A maggio 2026, secondo i dati della Banca centrale russa analizzati da RBK e rilanciati da The Moscow Times, il volume di denaro contante in circolazione fuori dal sistema bancario è aumentato di 381,2 miliardi di rubli, circa 5,2 miliardi di dollari. È il dato più alto per un mese di maggio da quando l’istituto centrale pubblica questa serie statistica, cioè dal 1995. Il numero, da solo, non prova che le riserve economiche russe siano al collasso. Ma indica qualcosa di politicamente e finanziariamente sensibile: una parte crescente di cittadini e imprese preferisce avere denaro fisico in mano invece di lasciarlo nei depositi bancari o affidarsi ai pagamenti digitali. In un’economia di guerra, sotto sanzioni, con controlli sempre più estesi e con una forte dipendenza dalla stabilità del sistema finanziario interno, è un segnale che il Cremlino non può ignorare.
Il dato di maggio non è isolato. Nei mesi precedenti la tendenza era già evidente: a marzo sarebbero usciti dal sistema bancario circa 4,1 miliardi di dollari in contanti, ad aprile circa 9,2 miliardi, a maggio altri 5,2 miliardi. Da gennaio, secondo le stime citate, le banconote fuori dalle banche sarebbero aumentate complessivamente di circa 14,8 miliardi di dollari. Dietro questa corsa al contante ci sono più fattori. Il primo è l’incertezza geopolitica e macroeconomica. Dopo oltre quattro anni di guerra su larga scala contro l’Ucraina, la popolazione russa convive con sanzioni, inflazione, spesa militare elevata, restrizioni finanziarie e timori ricorrenti su nuove misure d’emergenza. In questo contesto, il contante viene percepito come una forma immediata di sicurezza: denaro disponibile “qui e ora”, non bloccabile con un clic e non dipendente dalla rete.Il secondo fattore riguarda i blackout di internet. In molte regioni russe, negli ultimi mesi, le autorità hanno limitato o interrotto l’accesso alla rete mobile per ragioni di sicurezza, soprattutto in relazione al rischio di attacchi con droni. Ma quando internet salta, saltano anche app bancarie, pagamenti digitali, acquisti di carburante, servizi di consegna, navigazione e messaggistica. Per famiglie e piccole imprese, avere contante diventa quindi una difesa pratica contro l’impossibilità di pagare. I temi dei depositi e fiscali Il terzo elemento è il calo dell’attrattività dei depositi. Dopo una lunga fase di tassi elevati, la Banca centrale russa ha iniziato ad allentare la politica monetaria. Se i rendimenti sui conti e sui depositi diventano meno convenienti, una parte dei risparmiatori può scegliere di spostare liquidità altrove, anche semplicemente tenendola in contanti. Non è una fuga bancaria classica, ma è una forma di sfiducia prudenziale. C’è poi un elemento fiscale. Secondo ricostruzioni della stampa russa, alcuni cittadini e piccoli operatori temono che i pagamenti digitali rendano più visibili le transazioni alle autorità fiscali. Le nuove regole fiscali entrate in vigore nel 2026 avrebbero spinto una parte delle piccole e medie attività a preferire il contante, con il rischio di alimentare un’area grigia o sommersa dell’economia.La risposta della Banca centrale è arrivata con un irrigidimento dei controlli sui prelievi ATM. Dal primo giugno, le banche russe possono monitorare con maggiore attenzione i limiti mensili di prelievo dei clienti e sospendere o bloccare operazioni considerate sospette. Tra i segnali di rischio rientrano grandi prelievi dopo lunghi periodi di inattività o molte operazioni ravvicinate in poco tempo. Nei casi segnalati, il prelievo da bancomat può essere limitato fino a 50mila rubli al giorno per 48 ore, anche se somme maggiori possono essere ritirate in filiale.Formalmente, la misura viene presentata come un’azione contro le frodi e le truffe finanziarie. La Banca centrale sostiene che il blocco temporaneo serva a proteggere i clienti manipolati da criminali. Ma il tempismo è significativo: mentre cresce la domanda di contante, il regolatore introduce nuove frizioni proprio sull’accesso fisico al denaro. Il risultato è una fotografia ambigua: da un lato la popolazione cerca liquidità immediata, dall’altro lo Stato rafforza gli strumenti per controllarne il movimento.Per Mosca, il problema non è soltanto bancario. In una guerra lunga, la stabilità finanziaria interna è parte della tenuta politica. Il Cremlino ha bisogno che i cittadini continuino a fidarsi del rublo, delle banche, dei pagamenti digitali e della capacità dello Stato di finanziare spesa militare, pensioni, stipendi pubblici e sussidi. Se una quota crescente di russi preferisce portare i soldi fuori dal circuito bancario, il segnale è che quella fiducia comincia almeno a incrinarsi. Non significa che la Russia sia senza riserve. Mosca dispone ancora di strumenti importanti: entrate energetiche, controllo dei capitali, banche pubbliche dominanti, intervento statale sull’economia e capacità di orientare credito e liquidità. Ma il boom del contante mostra il prezzo interno della guerra e delle sanzioni: più controlli, più opacità, più paura operativa, più dipendenza dalle decisioni della Banca centrale.Il punto politico è proprio questo. Le riserve economiche russe non sono necessariamente “al limite” nel senso tecnico di un esaurimento immediato. Ma il sistema sta lavorando sotto pressione crescente. E quando cittadini e imprese corrono al contante, mentre la Banca centrale stringe sui prelievi, il messaggio è chiaro: la fiducia nel funzionamento ordinario dell’economia russa non è più scontata.






