La stampa internazionale, sempre pronta a trasformare un’anomalia in un caso geopolitico, ha subito parlato di “simbolo della nuova Albania”. E in effetti questi fenicotteri che tornano nelle lagune di Karavasta e Narta sembrano voler dire una cosa semplice: se perfino noi torniamo, forse qualcosa si muove.
Ma la domanda vera è: si muove davvero? O è solo l’ennesima operazione di maquillage politico in un mondo dove tutti fingono di cambiare per non cambiare nulla?
Per capire la portata di questa “rivoluzione rosa”, bisogna ricordare che l’Albania ha già conosciuto la rivoluzione più cupa del Novecento europeo: quella di Enver Hoxha, il dittatore che trasformò il Paese in un bunker a cielo aperto. Un regime che vietava religioni, libri, viaggi, idee, perfino i jeans. Altro che fenicotteri: lì non volava nemmeno una mosca senza autorizzazione del Partito del Lavoro.
Eppure, paradossalmente, proprio in quel Paese che aveva abolito Dio per decreto oggi convivono pacificamente musulmani sunniti, bektashi, ortodossi e cattolici. Una convivenza che farebbe invidia a mezzo mondo, soprattutto a quelle potenze che predicano tolleranza mentre esportano bombe.
Mentre i fenicotteri si moltiplicano nelle lagune albanesi, il resto del pianeta sembra impegnato in una gara a chi si autodistrugge più velocemente. Gli Stati Uniti oscillano tra isolazionismo e muscoli, l’Europa si scopre improvvisamente fragile, la Russia continua a giocare a Risiko con i confini, la Cina osserva e aspetta, il Medio Oriente è un incendio permanente. E l’Albania?











