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Giovanni Cortesi e Allegra Ferrante

Le voci degli operatori del locale sfrattato: «Ma restiamo accanto ai gestori». Il cantautore Flavio Pirini: «Se fosse un'azienda di logistica ci sarebbe una vertenza sindacale»

Sono le quattro meno venti. Il cancello di una scuola media, il rito ordinario della paternità. Francesco Clerici aspetta sua figlia. Il telefono squilla. «Vieni in ufficio, alle sei è convocata una riunione». Non capisce subito. «Faccio il possibile». Pausa. «Devi esserci». Lascia la bambina dai nonni, imbocca la tangenziale, corre in Bovisa. Ha trentaquattro anni, una vecchia attività, dei debiti. Allo Spirit ci è arrivato tramite agenzia un anno fa, secondo chef di una brigata di dieci. Quaranta ore settimanali, stipendio puntuale. «Metterei la mano sul fuoco per questa proprietà», dice. Non sa ancora niente. Nulla, nei giorni precedenti, suggeriva il precipizio. Anzi, i segnali erano opposti: investimenti freschi, progetti a lungo termine.

Sull’agenda, un evento privato per l’11 giugno, il Wunder Market nel weekend. «Eravamo pronti a sistemare il tetto che perdeva, a rimettere a nuovo i magazzini». Eppure, la frattura arriva. Maggio, giorno 31. Si chiude per il ponte, si riapre il 3 giugno. Il contratto è in scadenza, ma la convinzione è granitica. Si parla di acquisire l’intera proprietà. Gli architetti circolano tra i tavoli, promettono bellezza. Il martedì una mail: problema tecnico, riapertura posticipata. Forse la pioggia. Mercoledì, un’altra mail: guasto più serio, si resta a casa anche giovedì. Tra i colleghi gira voce di una tubatura rotta. Francesco ci pensa un istante. «Ci può stare». E poi giovedì: i responsabili di reparto convocati uno a uno. I tre soci, Luca Locatelli, Sonia Simoni, Ilaria Polleschi, consumati e commossi, comunicano l’imponderabile — lo sfratto è eseguito, le serrature cambiate.