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Alessio Terzi e Stefano Marcuzzi*

Quella dell’azienda americana è una struttura di mercato che assomiglia più alle compagnie commerciali del Seicento che ai mercati competitivi dei libri di testo di economia

Venerdì 12 giugno, SpaceX sbarcherà al Nasdaq. Centotrentacinque dollari per azione, 75 miliardi di dollari raccolti, una valutazione complessiva di circa 1.770 miliardi: numeri che faranno impallidire Saudi Aramco, fino a oggi detentrice del primato di più grande IPO della storia. I mercati sono in fermento, e in tanti si chiedono se l’ambizione di Elon Musk arriverà fino a Marte.

Ma c’è una domanda diversa, meno celebrativa e più scomoda, che vale la pena porsi mentre i banchieri d’affari di Wall Street si sbracceranno all’apertura delle contrattazioni. Non quanto valga SpaceX, ma cosa significhi, per gli Stati, che un’impresa privata abbia accumulato un tale dominio su una tecnologia di trasporto così strategica. E se la storia ci offra qualche indicazione su come andrà a finire.