Berlusconi, Agnelli, Moratti, sono alcuni dei presidenti che nell’immaginario collettivo venivano maggiormente identificati con le società che hanno guidato per lunghi anni, in un calcio ’romantico’ che ormai non esiste più. E poi c’è Fabrizio Corsi, 66 anni ad agosto, che da 35 guida l’Empoli Fc, che ha portato stabilmente nell’élite del calcio italiano diventando un modello di gestione. Un binomio quello tra la famiglia Corsi e l’Empoli, che si è fatto indissolubile con l’ingresso in società anche della figlia Rebecca e successivamente di altri due figli.
Presidente, si sarebbe mai immaginato di arrivare fin qui?
"Nel maggio del 1991 quando fui eletto mi fu detto che sarebbe stata una soluzione provvisoria fino a settembre e quindi l’ho affrontata senza pressione, ma col passare del tempo vedevo che un’altra soluzione non arriva e così, eccomi qua (sorride ndr). In quegli anni facevamo la Serie C, poi ebbi la fortuna di trovare un allenatore (Spalletti ndr) e un gruppo di giocatori fantastici, a cui sono tutt’ora molto legato, e riuscimmo ad arrivare fino alla Serie A. A quei tempi però era semplicemente impensabile sperare di poter fare 30 anni stabilmente tra A e B come abbiamo fatto".









