Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl diritto alla salute (prerogativa di ogni individuo, indipendentemente dal reddito e dall'area geografica di residenza) è ancora un diritto realmente esigibile per tutti o è rimasto solo un principio? La crisi dell’universalismo sanitario sarà la sfida prioritaria con cui Giorgia Meloni e chi verrà dopo di lei dovranno cimentarsi nei prossimi decenni. Le disparità tra Nord e Sud nella qualità delle prestazioni erogate, la crisi della medicina territoriale, le liste d’attesa, il controverso rapporto con la sanità privata minano ogni giorno il principio che nel 1978 portò alla creazione del Servizio sanitario nazionale. E gli ultimi dati non mostrano segnali in controtendenza. Anzi.

Al Nord i medici di famiglia hanno sul groppone almeno 1.500 pazienti cadauno il che li trasforma in semplici burocrati sanitari prescrittori di ricette, perché altro non riescono a fare. Le cose vanno meglio al Sud, dove la sanità è in genere più malandata ma l'indice di copertura dei medici di famiglia risulta più sostenibile, a tutto vantaggio dell’attività di diagnosi. Anche i numeri sulle liste d’attesa non inducono all’ottimismo. E’ vero, i primi dati del 2026 sono leggermente migliori rispetto a quelli dell’anno scorso, ma solo perché alcune Regioni hanno una quota enorme di prescrizioni in classe P, quella programmata, con soglia a 120 giorni. Si contano, tuttavia, 2 milioni di visite ed esami in ritardo.