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Benedetta Moro inviata a Trieste
Lucia Gregori, da Trieste alla Svizzera. Il racconto del figlio Paolo: «Pensava ai pazienti come lei rimasti soli... Era determinata, ho provato ad allietarle le ultime giornate»
«Mamma, siamo ancora in tempo, dai: abbiamo fatto una bella gita in Svizzera, ora andiamo a casa, qui ci torniamo quando vuoi». Paolo lo dice scherzando. Ma non troppo. Mancano venti secondi alla morte di sua madre, Lucia Gregori, triestina, 80 anni, ex infermiera, affetta da degenerazione cortico-basale, una patologia neurodegenerativa rara. Sono in una clinica svizzera e davanti a lei c’è il pulsante che deve premere da sola.
Dietro, dieci ore di viaggio, tre giorni trascorsi insieme e due anni e mezzo di malattia e dolori insopportabili, di iter avviati in Italia per il suicidio assistito ma rimasti appesi. Lucia sorride. È il suo ultimo sorriso. Poi preme il bottone. Ad aiutarli nel viaggio sono stati due volontari dell’associazione Luca Coscioni, Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac. Hanno preso Lucia nella casa di riposo a Trieste dove viveva e l’hanno accompagnata dal figlio, che li attendeva oltre il confine con la Svizzera: così Paolo non avrebbe avuto ripercussioni giudiziarie. Dopo il rientro, con Marco Cappato, loro invece si sono autodenunciati.







