Dopo la battaglia intestina alla maggioranza, è naufragata la riforma dei medici di famiglia. Il capo di gabinetto del ministero della Salute, Marco Mattei, lo ha annunciato ieri nel corso di un incontro della Conferenza Stato Regioni con gli assessori regionali alla sanità. Un esito prevedibile dato che la riorganizzazione dei dottori di base, prevista dal Pnrr e disegnata dal ministro Orazio Schillaci su suggerimento delle regioni di centrodestra (come Lombardia e Lazio) era stata fortemente osteggiata da FdI. Il potente sottosegretario Marcello Gemmato, farmacista e amico personale di Giorgia Meloni, ha portato avanti la linea dei sindacati più ostili al progetto. Confortato poi dalla premier che, nei mesi scorsi, aveva chiesto al ministro di rallentare.
Il dietrofront ha fatto infuriare Guido Bertolaso, ora assessore lombardo alla Salute. L’ex capo della Protezione civile ha lasciato la riunione e ha minacciato di dimettersi dal ruolo di vice coordinatore della commissione con «profondo dissenso e immensa amarezza» per il ritiro delle norme. Il ministero ha paventato la possibilità di rinunciare al decreto in favore di un più semplice atto amministrativo per permettere di tenere in vita le case di comunità attraverso sei ore obbligatorie da far effettuare ai medici di base. Alla fine della legislatura, però, manca poco e il dato politico è chiaro: per la seconda volta, la prima era stata nel 2025, la riforma è stata affossata dallo stesso centrodestra.











