Secondo le carte dell'inchiesta, il presidente aggiunto Miele avrebbe chiesto in cambio dell'aiuto la presidenza di società quotate come Poste o la guida dell'Antitrust

Incarichi in cambio del sostegno davanti alla magistratura contabile al progetto per il Ponte di Messina. Con l’idea, si legge nel decreto di perquisizione della procura di Roma, che ad aiutare la società Stretto di Messina Spa, potessero essere anche altri magistrati dela Corte dei conti. Stando alla ricostruzione dei pm della procura di Roma che ieri hanno dato mandato di perquisire il presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione, Tommaso Miele, l’ex membro del Cda della società, Francesco Saccomanno e l’imprenditore calabrese Vincenzo Virgilio, contenuta nel decreto di perquisizione che Open ha potuto leggere, i contatti non si sarebbero limitati ai tre indagati.

La rete dello Stretto

Da un lato, a sapere che Saccomanno aveva una fonte nella Corte dei conti (alla quale avrebbe anche fatto leggere documenti della società) sarebbe stato l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Ma non solo. Quando il 30 ottobre 2025 viene reso pubblico il parere negativo della Corte dei conti sulla delibera Cipess legata allo stretto, Saccomanno commenta la decisione con un esponente della lega calabrese Franco Gemoli, «il quale chiede come mai il Presidente Miele fosse stato messo in minoranza dai colleghi» annotano i pm romani. E Saccomanno ipotizza che sia un fitto gruppo a votare, lasciando Miele da solo.